L’ultimo “Ciao” a Elisa Geatti

UDINE. Elisa non c’è più, ma il suo sorriso, i suoi occhi azzurri pieni di felicità e la sua forza resteranno per sempre scolpiti nei ricordi di chi l’ha conosciuta. Più di cinquecento persone, ieri, hanno voluto salutare per l’ultima volta Elisa Geatti – Gea per tutti –, scomparsa a soli vent’anni per una malattia contro la quale ha lottato fino all’ultimo secondo.
A piangerla l’intera comunità della parrocchia di San Giuseppe, in viale Venezia, che l’ha vista muovere i primi passi. Come don Armando Bassi, da sempre al suo fianco, dal giorno del battesimo alla comunione fino alla cresima. «Quando ho appreso della sua morte mi trovavo a Betania – ha detto prendendo la parola al termine della celebrazione – e senza alcuna vergogna mi sono seduto all’ombra di un pino e ho pianto. Elisa era una creatura formidabile.
Mi sono subito ricordato delle sue corse da ragazzina dalla parrocchia al campo di pallavolo insieme alle coetanee, e dei suoi sorrisi belli e puri che solo gli angeli possono contemplare appieno. Ora ti chiedo di vegliare su questa comunità e sui tanti ragazzi e di fare in modo che tu possa infondere in loro dall’alto un granello di speranza».
Tanti i messaggi di cordoglio da parte degli amici, da quelli che hanno condiviso con “Gea” i tempi dell’asilo a chi ha trascorso con lei gli anni delle scuole. «Per noi – hanno detto i compagni – eri come una sorella maggiore. La tua è stata una lotta contro il tempo. Eri dotata di serietà, di dolcezza e di determinazione allo stesso tempo. Ci hai insegnato a essere forti anche di fronte alle grandi difficoltà della vita.
E ci lascerai un grande vuoto dentro di noi. Non eri una semplice amica, ma tra di noi c’era un legame più forte. Con te e grazie a te formavano un gruppo che non si sarebbe mai sciolto».
La passione per la medicina aveva portato “Gea” lontano da mamma Michela e dalla sorellina Veronica, in Lombardia, dove frequentava con profitto il secondo del corso di laurea in Medicina e Chirurgia alla Humanitas. Il suo sogno era diventare un chirurgo.
I Geatti sono conosciuti in Friuli: l’azienda di famiglia, che ha sede a Terenzano, si occupa della produzione e della commercializzazione di grandi impianti per cucine. Elisa si era diplomata brillantemente al Marinelli di Udine. Libri, ma non solo. L’altra grande passione era la danza classica, praticata fino a due anni fa. Insomma un esempio per tutti per come ha affrontato l’impegno dello studio nonostante la malattia.
Ieri accanto al suo feretro sono stati posati da alcuni bambini dei fiori bianchi «simbolo della purezza – ha sottolineato durante l’omelia il parroco della comunità, Juan Carlos Cerquera – che ha sempre contraddistinto la vita di Elisa, al pari di Maria, la madre di Gesù. Come lei è stata trafitta dalla sofferenza e ha saputo vivere con energia e coraggio la sua gioventù. Ora ci domandiamo con rabbia il perché di questa morte, trasformiamo in invettive la nostre preghiere. Ma dobbiamo reagire come fece Maria di fronte alla morte del figlio Gesù. Con il silenzio e con il rispetto».
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