“Lucciole” invitanti solo sulla carta

PORDENONE. Erano arrivati in città dalla provincia di Treviso per fare sesso con la donna dei loro sogni, con quella ragazza stupenda dalla pelle ambrata che descriveva il sito di annunci che avevano visitato. Ma quando si sono trovati di fronte la persona in carne e ossa, sono rimasti colpiti tanto negativamente da fuggire a gambe levate. Uno di loro c’è riuscito, l’altro, invece, prima di potersene andare ha dovuto versare una “mancia” alla prostituta in questione, che pretendeva di essere pagata per il “disturbo”, pur non avendo fornito la prestazione.
E’ la storia boccaccesca del processo che vede imputato Guido Bottelli, cinquantatreenne milanese, imputato di favoreggiamento della prostituzione. Ieri il processo è stato rinviato al 14 gennaio 2014.
I fatti per i quali era stata avviata un'indagine si riferivano al 2009. Alcuni pordenonesi residenti in via Cividale e dintorni avevano notato per un limitato arco temporale, poco più di un mese, un insolito via vai in un condominio. Estranei che entravano, restavano chi un'ora, chi meno e chi poco più, e poi uscivano. Ma c'erano anche delle inquiline che prima non si erano mai viste.
Notarle non era stato difficile: erano giovani colombiane. A seguito della segnalazione gli inquirenti scoprirono che, di fatto, si trattava di una casa di appuntamenti. A stipulare il contratto di locazione era stato il milanese. Ieri in aula, di fronte al tribunale in composizione collegiale (presidente Eugenio Pergola, a latere Rodolfo Piccin e Martina Gasparini), sono stati sentiti alcuni testimoni, tra cui alcuni clienti delle “lucciole” che ricevevano in appartamento.
E tra loro, appunto, anche due “mancati clienti”, che avevano rinunciato alla prestazione sessuale dopo avere visto con i loro occhi le donne che – evidentemente – immaginavano del tutto diverse. Si tratta di due trevigiani piuttosto giovani, uno sui 30 e l’altro sui 40 anni, uno dei quali, appunto, prima di poter girare i tacchi si è trovato costretto a pagare alla prostituta una parte dei 100 euro richiesti per il “servizio completo”.
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