«Loris Fortuna, esempio da cui ripartire»

Il leader socialista commemorato a 26 anni dalla scomparsa. «La stagione dei diritti civili non ha fine»
Udine 04 dicembre 2011 loris fortuna Copyright PFP/Turco
Udine 04 dicembre 2011 loris fortuna Copyright PFP/Turco

Non c’è nulla di formale o di imposto nella commemorazione di Loris Fortuna, scomparso il 5 dicembre del 1985. Ieri, a 26 anni dalla morte, gli amici socialisti si sono ritrovati al cimitero di San Vito. Accade ogni anno, ma non è una liturgia, non c’è protocollo. Ci sono amici, colleghi incontrati lungo il percorso della professione e della politica, parenti come il nipote Martino Fortuna, 21 anni, che non ha conosciuto il nonno e che ieri per la prima volta era al cimitero. Qualcuno porta un mazzo di garofani rossi, oltre alla corona voluta per l’occasione. Mauro Delendi arriva con un manifesto incorniciato dove spiccano l’immagine di Fortuna, la data del 5 dicembre 1986 e una frase-simbolo: “I diritti civili, una stagione senza fine”. Perché l’anniversario di Fortuna è la manifestazione di un legame. «Ricordare Loris – sintetizza Aldo Gabriele Renzulli – è un grande dovere e un grande impegno. Chissà se riusciremo a esserne degni. Noi comunque, sempre orgogliosi di essere socialisti, ce la metteremo tutta caro Loris».

È Enrico Bulfone a sottolineare che per la prima volta la commemorazione non è organizzata da Dario Pividore, amico fraterno di Fortuna e storico esponente dei socialisti friulani, scomparso pochi giorni fa. Bulfone tratteggia la storia dell’ex ministro e la dipinge di attualità. «Apparteneva al Pci con cui venne eletto consigliere comunale e nel ’56 passò al Psi, lasciando il Consiglio comunale. E questo dovrebbe essere un messaggio per chi con grande disinvoltura – dice Bulfone – passa da una formazione all’altra. Oggi di Loris ci sarebbe bisogno in questo marasma. Il nostro compito è ricordarlo e operare affinché si possa ricostruire una forza socialista autentica, democratica, liberale». Anche per Franco Giunchi, segretario regionale del Psi, si può ricominciare da Fortuna. «Incarnava l’idea socialista, cioè la difesa della libertà e della dignità della singola persona anche davanti allo strapotere dello Stato. In questi anni – aggiunge Giunchi – la diaspora dei socialisti è dovuta anche al fatto che il senso di disciplina non è molto radicato in noi, ma questo è anche un vantaggio».

La statura del politico e il valore dell’uomo Fortuna sono nella testimonianza del giornalista Toni Capuozzo. «Non può essere ricordato come un uomo politico friulano, è riduttivo. Fortuna pensò in grande e apparterrà alla storia del Paese e delle sue trasformazioni. Rappresentò – dice Capuozzo – il coraggio di pensare in grande la politica, oggi associata all’idea di casta per i privilegi e per il dibattito autoreferenziale. Le sue battaglie non erano quelle delle agende politiche. La sua era politica alta intesa come capacità di cogliere gli umori e i problemi autentici e farne una sfida contro le appartenenze politiche e la sondaggistica elettorale. Il vuoto lasciato si rivela oggi in quattro circostanze, tutte decisive: nella crisi della politica; nei grandi temi etici per il diritto e la possibilità di scelta; nella crisi della giustizia e in quella finanziaria. Fortuna – conclude Capuozzo – era impegnato nel cambiamento con i cittadini e non sopra le loro teste».

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