L'omicidio di Codroipo Denni, niente carcere L’ha anche strangolato

Convalidato l’arresto del 23enne che ha ucciso il padre a Iutizzo. L’autopsia: anche pugni prima delle 5 coltellate, quella letale al polmone
Basagliapenta 09 Luglio 2011 tentato omicidio Copyright PFp
Basagliapenta 09 Luglio 2011 tentato omicidio Copyright PFp

UDINE. Ha ucciso il padre e non andrà in carcere. Né adesso né in seguito, perché il suo processo potrebbe finire con l’assoluzione per incapacità d’intendere e volere. Per vizio di mente. E per lui si aprono subito le porte dell’ospedale psichiatrico-giudiziario.

Il giorno dopo l’omicidio a Iutizzo di Codroipo, il fatto-delitto passa attraverso il primo “filtro” giudiziario, che nel caso del 23enne Denni Fresco è stata l’udienza di convalida dell’arresto. Giudice, cancelliere, difensore e carabinieri si sono recati ieri nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Udine, dove il giovane è piantonato dopo l’arresto. C’è stato un formale interrogatorio nel corso del quale il giovane che ha ucciso il padre Ernesto ha ripetuto la prima versione resa davanti al Pm Viviana Del Tedesco, la titolare delle indagini coordinate dai carabinieri del Nucleo investigativo.

Strangolato, preso a pugni e poi finito a coltellate, «quando ormai era già morto»: così ha detto Denni, che ieri ha ripetuto tutto nei particolari, mostrando anche ai medici la fase delirante acuta d’una malattia sulla quale bisognerà indagare. E poi quel racconto lucido, come se ripetesse le “scene” d’un videogioco. Non è un caso infatti che il Pm abbia chiesto il sequestro del computer di Denni, per capire se davvero può aver tratto qualche spunto da giochi in cui si uccide e si resuscita.

L’autopsia eseguita ieri ha consentito di verificare che le coltellate sono state cinque, al massimo sei, tre delle quali potenzialmente letali: una nel basso ventre, le altre al torace. Proprio una di queste ha perforato un polmone, provocando l’asfissia mortale. Oltre ai segni di strangolamento sul collo e ai colpi in testa.

Si profila quindi uno scenario più psichiatrico che investigativo, soltanto per capire su quali basi si potrà imputare il giovane che ha visto nel padre un diavolo con la faccia di Saddam Hussein, da sconfiggere uccidendolo. Una lucida follia dettata anche dalla convinzione (maturata purtroppo in fretta, nelle ultime 3-4 settimane) che i suoi genitori non fossero quelli naturali e che invece i cugini fossero i suoi fratelli.

In questo “quadro” il Gip Alessio Vernì ha scelto la misura cautelare in un ospedale psichiatrico-giudiziario che sarà scelto dal ministero. Si parte da una serie di elementi ritenuti sufficienti per ipotizzare almeno l’infermità di mente al momento del fatto. Poi si valuterà la capacità e, soprattutto, la pericolosità in previsione d’una misura di sicurezza “sostitutiva” della condanna. Si aspettano anche gli altri accertamenti: quelli sui prelievi ematici raccolti, per capire se nel sangue c’erano droghe o alcol e in quali quantità. Al momento del fatto, comunque, Denni Fresco non appariva ubriaco.

In attesa degli eventi c’è anche la difesa, affidata all’avvocato Roberto Mete, che ha avuto contatti con la famiglia di Denni. Per il difensore c’è anche la necessità di compensare le esigenze cautelari e il diritto alla salute. È opinione abbastanza diffusa che in Italia non esistano strutture adeguate per salvaguardare situazioni di questo genere.

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