Lo psicoterapeuta aveva avvertito Rosaria: "Lascialo, ti rovinerà"

PORDENONE. Il vero amore, per natura, supera qualsiasi ostacolo.
Ma questo amore, quello tra Rosaria e Giosuè, di cui parla mezza Italia, rientra nella categoria?
Certo di ostacoli, questa relazione ne ha superati parecchi, dalle voci sui tradimenti alle simulazioni, dalle sottili influenze psicologiche a una messaggistica frenetica interrotta bruscamente la sera in cui vengono uccisi Teresa e Trifone.
Da allora hanno retto, Rosaria e Giosuè, in qualche modo si sono barcamenati e aiutati di fronte alle domande degli investigatori, giustificando, negando, talora mentendo.
Ora, per Rosaria, è arrivato il momento della verità: o con lui, o contro di lui. O dalla parte indicata dalle testimonianze delle amiche, dai dati informatici fatti sparire, dal flusso dei messaggi e dai riscontri degli inquirenti, o da quella del silenzio in cui è entrata da quando, in procura a Pordenone, non ha voluto rispondere alle domande dei pm.
A tirare, da un capo della fune, è rimasta lei, la ragazza di Somma Vesuviana, dall’altra c’è la fila, a cominciare da quello psicoterapeuta che, ben prima degli spari fuori dal palasport di Pordenone, le consigliava di lasciare Giosuè «perchè le faceva solo male».
Ma lei niente, avanti imperterrita, come quando, di fronte al mondo che crollava addosso al fidanzato, in una lettera a Barbara D’Urso ha spiegato la sua posizione concludendo con un «perché dovrei lasciarlo? Cosa mi rimarrebbe? Se un giorno dovesse accadere sarà perché il nostro amore sarà finito e non certo perché oggi io possa avere dei dubbi. Sono certa della sua innocenza, vorrei solo essere lasciata in pace».
La possiamo quasi immaginare, in quella casa campana, tormentata dai dubbi, dopo la conferenza stampa in cui il procuratore della Repubblica Marco Martani le ha indicato chiaramente la via d’uscita dall’inchiesta, quella strada sottile che passa solo sotto l’arco dell’interruzione del silenzio.
Quell’accusa di favoreggiamento che potrebbe cadere di fronte a un racconto autentico e completo, a una verità più forte dell’amore, a quella parola che Rosaria sinora non ha mai voluto pronunciare, a proposito di Giosuè: distacco.
Non c’è più tempo per le mezze misure, solo per le scelte. Lunedì passerà un primo “treno” importante, l’interrogatorio di garanzia. In caso di un’apertura circa l’ipotesi di collaborazione, è facile immaginare la fissazione di un nuovo confronto, stavolta in procura a Pordenone. Ma è presto per un’ipotesi di questo genere.
Per ora la cronaca ci parla di una ragazza sola contro il mondo e con una scelta da fare. Il cuore forse ancora in una cella a Belluno, la testa sempre più lontana, in Campania. L’ora più importante, per Rosaria e probabilmente per l’intera l’inchiesta, deve ancora scoccare.
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