L’invito del sindaco Brollo: «Saremo una città unita nell’abbraccio agli alpini»

«Una volta abbiamo avuto cinque contro assalti in una sola giornata». Rispondeva così, mio nonno Giovanni all’interrogare insistente di mio padre bambino che gli chiedeva: “Papà, quanti austriaci hai ammazzato?”. Nonno Giovanni era un ragazzo del ‘99 chiamato, non ancora diciottenne, con gli alpini suoi coetanei sulla linea del Piave, a partecipare al momento che decise le sorti della Prima Guerra Mondiale.
Il bambino era avido, al pari di tutti i bimbi che vivono la guerra come un gioco, di sapere se potesse considerare il babbo un eroe capace di uccidere i nemici cattivi. Mio nonno non parlava volentieri degli eventi bellici e tantomeno gradiva indulgere nella macabra contabilità delle vittime.
A leggerla oggi quella risposta, evasiva ma che nel suo non dire fa intuire come guerra e azioni mortali siano inevitabilmente legate, è esemplare, perché spiega come di nessuna morte si debba andare orgogliosi.
Anche all’altro mio nonno, Francesco Bianchi, toccò in sorte di rappresentare la patria al fronte col moschetto in mano e la piuma sul cappello. Lo fece nella logorante e infelice campagna di Grecia e Albania, Seconda Guerra Mondiale, dove lo spregiudicato “Spezzeremo le reni alla Grecia” di mussoliniano conio si rivelò un flagello per i nostri poveri soldati. Nonno Francesco fece l’alpino per tutta la sua vita lavorativa, da maresciallo maggiore di maggiorità e di ritorno dalla Grecia si prodigò per la sua gente contro i nazisti, sminando una diga nei pressi di Amatrice che i tedeschi erano pronti a far saltare. Porterò in sfilata il suo cappello.
Ho voluto indulgere in queste note biografiche per condividere l’emozione - anche personale - di ospitare a Tolmezzo il Raduno Triveneto dell’Associazione Nazionale Alpini, che omaggeremo con il conferimento della cittadinanza onoraria della nostra città.
Se poi aggiungo che anche due miei bisnonni, Luigi di Amatrice e Nicola di Santeramo combatterono sul Pal Piccolo e che mio prozio Pietro è disperso in Russia, si capisce come la nostra storia personale, ma anche nazionale, sia intrecciata con quella degli alpini, oggi fortunatamente sempre più forza di pace, professionale e riconosciuta sullo scacchiere internazionale.
Allora l’invito che faccio ai concittadini di Tolmezzo e della Carnia – perché questa è la festa della Carnia che accoglie gli alpini – è di manifestare con bandiere tricolori sui balconi e sulle finestre, l’affetto per le Penne nere, per dimostrare che se Milano è risultata “freddina” nell’accoglienza all’adunata, di Tolmezzo si possa dire che oltre che già Città Alpina dell’anno, sia più che mai Città degli e con gli alpini! Perché nonostante ingenerose mani centralizzatrici abbiano strappato una stella alpina dalle rocce per trapiantarla in pianura, e alludo al trasferimento del Terzo artiglieria da montagna dalla Caserma Cantore di Tolmezzo a Remanzacco, noi amiamo gli alpini!
*sindaco di Tolmezzo
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