L’influenza è già arrivata, primi casi in Friuli: «Subito i vaccini»
Arriva l’appello degli esperti, soprattutto a malati cronici e anziani. È stato attivato anche il monitoraggio delle acque reflue. Serve a capire quali virus stanno effettivamente circolando

L’influenza è già arrivata in Friuli: la scorsa settimana sono stati registrati i primi due casi di tipo A, sottotipo H3. Un esordio precoce che invita a non rimandare la vaccinazione.
La campagna regionale è stata lanciata lunedì scorso e l’invito degli esperti è rivolto soprattutto ad anziani, persone con patologie croniche, donne in gravidanza e a chi vive vicino a persone fragili. Accanto alla vaccinazione, la Regione dispone di un sistema di sorveglianza che comprende l’analisi delle acque reflue, utile per capire quali virus circolano e stimare l’andamento dell’epidemia.
I primi casi
«Abbiamo avuto due casi di influenza A, H3, la settimana scorsa. È un dato precoce e proprio per questo è importante iniziare subito a vaccinarsi», spiega Carlo Tascini, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale. «L’anticipo si osserva anche in altri Paesi e può essere legato agli spostamenti tra emisferi». «Circolano virus di tipo A, tra cui H3N2, e di tipo B: il vaccino viene aggiornato ogni stagione per proteggere dai ceppi attesi», precisa Tascini. I virus cambiano nel tempo: per questo è importante vaccinarsi prima che la circolazione aumenti.
«Non sottovalutare»
Spesso confusa con altre infezioni respiratorie, l’influenza può avere conseguenze serie. «Non parliamo soltanto di qualche giorno di febbre: può provocare polmoniti e altre complicanze, soprattutto nelle persone fragili», sottolinea Tascini.
«Può aggravare una malattia cardiaca e associarsi a infezioni batteriche, come quelle da pneumococco o streptococco, con polmoniti e, nei casi più gravi, sepsi». Per un anziano, un cardiopatico, un diabetico o chi soffre di altre patologie, l’infezione può essere molto più impegnativa. «La raccomandazione è vaccinarsi soprattutto se si è anziani, se si ha una malattia cronica o se si è in gravidanza, in qualsiasi mese», aggiunge l’infettivologo. «È importante anche per chi vive con una persona fragile: portare il virus a casa può esporla a conseguenze serie».
Sorveglianza e prevenzione
La campagna rende la vaccinazione accessibile tramite medici di famiglia, farmacie, dipartimenti di prevenzione e strutture sanitarie.
Per Silvio Brusaferro, già presidente dell’Iss, l’Istituto superiore della sanità, nonché professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università di Udine e direttore della Soc Qualità, accreditamento e rischio clinico di Asufc, la strategia si regge su tre elementi: sorveglianza, prevenzione e informazione.
«Il primo passaggio è raccogliere i dati attraverso i medici sentinella e la sorveglianza dei sintomi; il secondo è mettere a disposizione i vaccini; il terzo è informare le persone, perché scelgano in modo consapevole», spiega Brusaferro. «La priorità è proteggere le fasce più esposte: gli over 60, chi ha patologie croniche anche in età più giovane, gli ospiti delle residenze per anziani e gli operatori sanitari. La scelta è personale, ma deve basarsi su informazioni corrette».
La campagna punta a rendere accessibili i vaccini attraverso la rete sanitaria. «I vaccini sono sottoposti a verifiche prima di essere messi in commercio e sono uno dei principali strumenti per prevenire le complicanze», osserva Brusaferro. Per le persone più a rischio, con il medico si possono valutare anche le vaccinazioni contro pneumococco e Covid.
Analisi delle acque reflue
Accanto ai dati sui pazienti, il Friuli Venezia Giulia utilizza la sorveglianza delle acque reflue. I campioni vengono prelevati dai depuratori del territorio e analizzati per cercare tracce del materiale genetico dei patogeni. In questo modo si osserva la circolazione dei virus in bacini che comprendono migliaia di persone, anche al di là di chi si rivolge ai servizi sanitari o viene sottoposto a un tampone.
«È uno strumento di sanità pubblica molto utile», spiega Brusaferro. «Le analisi delle acque si affiancano alla sorveglianza clinica e di laboratorio e consentono di avere una mappa più completa di ciò che circola. Lo stesso approccio aiuta a seguire altri virus e l’antibiotico-resistenza». Al momento, precisa Tascini, nelle acque reflue regionali non è stata rilevata la presenza del virus influenzale, nonostante i primi casi umani. I segnali, infatti, non emergono necessariamente nello stesso momento.
«La rilevazione nelle acque arriva in genere sette-dieci giorni dopo i primi casi nelle persone. Quando il virus viene individuato e la sua quantità aumenta, i dati possono essere inseriti in modelli matematici per stimare l’andamento della curva e orientarsi sul possibile picco, che spesso arriva dopo un mese o un mese e mezzo», chiarisce.
Le acque reflue non individuano le singole persone contagiate: offrono una fotografia collettiva che integra i dati clinici. Il monitoraggio dell’influenza viene svolto nella stagione invernale; mentre quello sul Covid prosegue tutto l’anno e attualmente rivela, come riferisce Brusaferro, che «in questo periodo sta circolando».
Prevenire le complicanze
«La raccomandazione è vaccinarsi adesso, soprattutto se si appartiene a una categoria a rischio», ribadisce ancora il professor Tascini. In caso di sintomi, specialmente nelle persone fragili, è opportuno rivolgersi al medico. Brusaferro ricorda infine che gli antibiotici non curano le infezioni virali e non vanno assunti senza una precisa indicazione medica: l’uso improprio favorisce la diffusione di batteri resistenti e complica i trattamenti.
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