L’impegno di Loris Fortuna a trentadue anni dalla morte

Ieri mattina la cerimonia in cimitero organizzata dal Partito socialista Honsell: conosceva la gente. Lo storico: insegnò ad aprirsi alle differenze
UDINE 3 Dicembre 2017 cerimonia loris fortuna Agenzia Petrussi foto Massimo TURCO
UDINE 3 Dicembre 2017 cerimonia loris fortuna Agenzia Petrussi foto Massimo TURCO
«Loris Fortuna era un matto che costruiva ponti per congiungere rive apparentemente distanti e inavvicinabili. Di matti come lui oggi abbiamo un disperato bisogno». Questa definizione, riportata nell’orazione ufficiale dallo storico Pietro Neglie (già docente all’Università di Trieste), ha chiuso la commemorazione del politico friulano, padre delle lotte per i diritti civili, tenutasi ieri nel famedio del cimitero di Udine in occasione del 32º anniversario della morte di Fortuna.


Organizzata dal Partito Socialista di Udine, la commemorazione è cominciata con la prolusione del segretario provinciale del Psi Stefano Nazzi ed ha visto la partecipazione, tra gli altri, di diversi esponenti del partito e di politici di matrice socialista che ora militano in altre formazioni. Nazzi nella sua prolusione ha ricordato la capacità di leggere nel futuro di Fortuna sottolineando che fu lui il primo firmatario della legge per la disciplina dell’eutanasia passiva presentata nel 1984 e i cui temi ispiratori sono ora ripresi nella legge sul testamento biologico in discussione al Senato che Nazzi ha auspicato si approvi anche ricorrendo al voto di fiducia. Il segretario del Psi provinciale ha anche rinnovato l’appello affinché si dedichi al politico socialista l’aula delle udienze civili del Tribunale di Udine. Il sindaco di Udine Furio Honsell nel suo saluto ha richiamato la capacità di Fortuna di conoscere bene la realtà e i bisogni della gente comune grazie anche alla sua professione di avvocato.


La grande eredità di Loris Fortuna è sicuramente legata all’impegno sui diritti civili, segnato dalla proposta di legge sul divorzio presentata nel 1965, ma nel fondo di quella e di altre battaglie c’era una peculiare impostazione del rapporto tra uguaglianza e differenza ha sostenuto Neglie nella sua orazione: «Questo è il frutto di una diversa visione del rapporto tra cultura e politica rispetto alla tradizione comunista da cui proveniva Fortuna; nel comunismo la cultura è ancillare rispetto alla politica, per Fortuna cultura e politica sono utili l’una all’altra ma percorrono strade parallele. Per il politico friulano l’uguaglianza che caratterizza l’impegno della sinistra era relativa alle opportunità, non era uniformità e lui fu uno dei massimi esponenti di quella spinta che portò la sinistra italiana ad aprirsi alle differenze – ha sostenuto lo storico – una spinta di cui anche oggi sentiamo la necessità in un momento in cui ci sono nella società dei “diversi” che ci fanno sentire insicuri, spesso senza motivo reale».


Per Neglie, insomma, Fortuna voterebbe senza indugio per lo ius culturae e richiamerebbe con forza l’adempimento dei doveri piuttosto che indulgere alla richiesta di diritti.


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