Rapina da 115 mila euro all'imprenditore di Lignano: presi i quattro componenti della banda
L'aggressione a Feliciano Zaccolo collegata a un colpo analogo in Lombardia. I Carabinieri trovano il covo con contanti e gioielli: custodia cautelare in carcere

Gli investigatori sono riusciti a chiudere il cerchio: la banda che nella notte tra martedì 15 e mercoledì 16 luglio rapinò l’imprenditore Feliciano Zaccolo nel suo appartamento di Lignano è la stessa che si era resa responsabile, qualche giorno prima, la notte del 6 luglio, di un episodio analogo ad Alzano Lombardo.
I militari del Nucleo investigativo di Bergamo erano giunti all’individuazione del gruppo arrestandone quattro componenti, tutti di nazionalità albanese, accusati di rapina pluriaggravata in concorso, proprio la sera del 15, senza ancora sapere che il gruppo era appena entrato in azione anche nella località balneare friulana.
Le successive attività di indagine dei carabinieri, condotte anche con la collaborazione della Squadra Mobile di Udine e grazie al coordinamento tra le Procure di Bergamo ed Udine, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza, consentendo al pubblico ministero di Bergamo di avanzare in tempi brevi la richiesta di custodia cautelare in trattazione, poi accolta dal Giudice per le indagini preliminari. A riceverla, nella casa circondariale di Bergamo, sono stati, dunque, Alfret Jakimi, 49 anni, residente a Orta di Atella, in provincia di Caserta, Kreshnik Miftari, 28 anni, residente a Rovato, in provincia di Brescia, Elvi Bici, 36 anni, residente a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, e Valter Miftari, 26 anni, in Italia senza fissa dimora. Ancora ricercato, invece, un quinto componente della banda, un pluripregiudicato di nazionalità albanese del 1989, irregolare sul territorio nazionale, ritenuto responsabile sia della rapina di Alzano Lombardo sia di quella compiuta a Lignano.
Nella località balneare l’imprenditore era stato aggredito all’interno del suo appartamento di via Latisana, situato all’ultimo piano di un residence di sua proprietà. Era stato minacciato di morte, picchiato, derubato di ingenti somme di denaro (circa 115 mila euro), di orologi e gioielli e infine chiuso in una stanza per non dare l’allarme. I rapinatori, quella notte, erano tornati ad Orzinuovi (Brescia), dove erano stati bloccati dai carabinieri, che ne avevano individuato l’appartamento che fungeva da base logistica. All’interno del covo della banda gli investigatori avevano trovato 120 mila euro in contanti, circa 100 mila erano stati bruciati poco prima dell’arrivo dei militari per – questa è l’ipotesi – cancellare le prove dell’ultima rapina.
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