Lignano piange Ciro Manfredonia: inventò l’incendio del mare
L’imprenditore visionario è morto a 85 anni. Da oltre 30 gestiva la Pagoda. Originario di Napoli, si era trasferito a Latisana dopo essersi sposato: aveva creato lo spettacolo con i fuochi artificiali che il 16 agosto incanta Pineta

Ha inventato “L’incendio del mare” e gestiva la Pagoda di Pineta, ma Ciro Manfredonia era lui stesso un simbolo di Lignano. L’imprenditore è morto stamattina a 85 anni. Quando ha cominciato a circolare la voce sulla sua scomparsa nessuno ci voleva credere: «È mancato Ciro». È bastato il suo nome a Lignano e anche nel latisanese per far capire a tutti, istantaneamente, che si parlava di quell’uomo che negli ultimi anni indossava sempre il cappello e che amava, quando iniziava a calare la temperatura, indossare delle giacche colorate. Su tutti coloro che lo hanno incontrato, anche solo una volta, è scesa una profonda tristezza. Ciro era uno dei lignanesi più conosciuti dai turisti, con i quali si fermava sempre a dialogare, e dai residenti.
Se n’è andato alle 4.15 all’ospedale di Latisana, dopo una malattia che da mesi lo aveva tenuto distante dal mare. Sembrava strano, nell’ultima estate, arrivare alla Pagoda e non trovarlo al suo posto. Lascia la moglie Antonilia, i figli Valentino, Ivano e Arianna e i suoi sette nipoti. «Amava così tanto la vita che ha combattuto fino all’ultimo istante per restare con noi», riferisce il figlio Ivano.

Era partito da Napoli, dal quartiere Santa Lucia, dove era nato il 3 marzo del 1941. Aveva tre fratelli e una sorella. Era approdato a Lignano, dopo infiniti viaggi a bordo della flotta Lauro, dove lavorava come cameriere. Da più di 30 anni, però lo si poteva trovare alla Pagoda, in mezzo al mare, nella punta estrema del Pontile a Mare di Pineta, ma in realtà apparteneva a quel gruppo di imprenditori visionari che hanno amato Lignano al punto da volerla rendere sempre più grande e sempre più amata. «Parlava con tutti, sapeva capire le persone e amava condividere con tutti degli aneddoti della sua vita che è stata molto movimentata» ricordano Ivano e Valentino.
Ciro era arrivato stabilmente nel Nord est, a Pertegada, alla fine degli anni ’60, dopo aver sposato Antonilia, figlia di immigrati italiani in Australia, che aveva conosciuto in quel paese lontano, durante i suoi viaggi. La sua casa è sempre stata nel paese d’origine nella moglie, da cui faceva la spola verso Lignano, centro delle sue attività. «All’inizio si era dedicato a portare avanti il mestiere del mio bisnonno», spiega il figlio, «che portava in Italia le noci di cocco dall’Africa, e anche lui quindi a Lignano le vendeva sulla spiaggia. Si spingeva anche in Brussa e, nelle domeniche d’estate, portava anche me e mio fratello con lui» ricorda Ivano. Poi è arrivato “Il mago del gelato”, il primo locale, che è stato seguito da molte altre attività, finché, dall’amicizia con Renzo Ardito, e che è proseguita nel tempo con tutta la sua famiglia, è arrivato l’affidamento della Pagoda. «Quel locale era il suo luogo del cuore, che gli permetteva di restare sempre a contatto con il mare» sottolineano i figli.

«Una sua passione, nel suo tempo libero, era il modellismo: costruiva dei galeoni e barche», racconta Ivano. Burbero, schietto, ma con il cuore d’oro e solare, Ciro ha sempre cercato di aiutare chi aveva bisogno di una mano e teneva tantissimo alla sua famiglia. Per lui ogni riunione con i figli e i nipoti era motivo di grande gioia.
Con l’amico Ardito, nel 1995 aveva inventato “L’incendio del mare” uno spettacolo pirotecnico sbalorditivo, che ogni anno toglie il fiato ai turisti che affollano Lignano Pineta. Fuochi sparati direttamente dal mare, ma anche dal Pontile, creando coreografie da capogiro. Ma non solo, i fuochi, a Nord est, li ha portati lui, facendo conoscere un’arte che, nei primi anni, erano davvero in pochi a praticare. Come si illuminava quando raccontava la magnificenza di quello che si apprestava a fare! Gli brillavano gli occhi, come quando raccontava le sue avventure in giro per il mondo, in italiano, ma anche in inglese, una lingua che aveva appreso proprio grazie ai suoi viaggi e che gli consentiva davvero di interloquire con tutti.
«Da due anni mi ha affidato la gestione della Pagoda» afferma il nipote Ciro, Alessandro. «È il posto in cui lui stesso mi ha cresciuto. Fin da bambino io ero con lui sul banco di quel locale. Mi ha dato tutto, oltre a insegnarmi il lavoro, e io porto con orgoglio il suo nome. Amava così tanto la vita da avere vissuto nella sua, almeno 300 vite». Cordoglio arriva anche da Ardito, presidente della Società Lignano Pineta. «Ciro era un pezzo di storia di Lignano. Diceva sempre che se stava in Pagoda gli sembrava di essere ancora in navigazione, come quando era imbarcato. E lo si trovava sempre lì con il suo cappello in testa». Qualche anno fa gli è stato dedicato un libro, e la stessa famiglia Ardito aveva dato il suo contributo. «Era pieno di idee e di proposte. Credo che ogni volta che ci sarà “L’incendio del mare” lo ricorderemo tutti”. Il funerale di Ciro è fissato per lunedì 21 alle 16 nella chiesa di Pineta.
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