Lievi: porto in scena una farsa sull’ottusità umana

Sipario oggi alle 20.45 al Giovanni da Udine Il regista alla sua prova d’addio con “La fine dell’inizio” di Sean O’Casey

“La fine dell’inizio” è una farsa che nasconde, sotto l’apparente realismo dell’azione (tutto avviene in una casa di contadini) e lo schematismo della fabula, qualcosa di sottile e profondo.

Si parla di un inizio e della sua fine.

Ma quale inizio? E quale fine?

Quello che coincise con la caduta di Adamo ed Eva, la cacciata dal Paradiso Terrestre e la condanna del genere umano al lavoro (“Guadagnerai il pane con il sudore della tua fronte”) o quello inaugurato da uno dei protagonisti della pièce, Darry, con la proposta di eliminare il “femminile” (“Tu vai a lavorare nei campi,” dice alla moglie Lizzie “e io faccio i lavori di casa”, in una arrogante e quasi farsesca presa di potere maschile su tutto e tutti?

Il risultato, a ogni modo, (la “fine” del titolo), è un disastro, una catastrofe casalinga che metaforicamente allude a una dimensione più ampia e conturbante: il tempo degli orologi salta, gli uomini si feriscono e si distruggono, la natura si ribella a chi vuole dominarla, la luce abbandona il mondo, il fuoco minaccia ogni cosa…

E tutto in una comicità stralunata, fisica e metafisica assieme, dove vive il ricordo del cinema muto e di Stanlio e Ollio, ma dove già si intravedono a volte, chissà per quale scherzo del tempo e del teatro, le figure di Vladimiro ed Estragone e del teatro dell’assurdo.

La fine dell’inizio: una farsa. Un gioco. Una clownerie teologico filosofica.

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