Le inchieste del Messaggero Laguna, sprechi e dragaggi: mistero sui soldi spesi

Si parla di 133 milioni, ma nessuno è in grado di presentare una cifra certa. La gran parte dei fondi impegnati per studi, progettazioni e analisi

MARANO LAGUNARE. Quanti sono i soldi spesi dal 2002 a oggi nella gestione commissariale della laguna di Marano e Grado? La domanda rimbalza sul muro di gomma dell’incertezza e del pressapochismo in uno stucchevole balletto delle cifre. Peccato che si tratti di un fiume carsico di denaro pubblico che sarebbe dovuto servire per la bonifica del Sin (Sito inquinato di interesse nazionale), Sic (Sito di interesse comunitario) e Zps (Zona a protezione speciale). Fonti della Procura – che ha aperto un’inchiesta per truffa – su indicazioni fornite dalla Regione Fvg, parlano di 133 milioni. Impossibile, è la replica di diversi consiglieri, che “sparano” altri dati.

Gli stessi tre commissari parlano di quantità di euro relative al periodo del loro incarico. Sarebbero stati circa 65 milioni fino al termine della seconda gestione commissariale, secondo i dati forniti dall’entourage di Gianfranco Moretton. Di fatto, i conteggi sono soltanto all’inizio e devono ancora essere incrociati con i dati che arriveranno dal Ministero. Insomma, non si escludono sorprese. E come affermano diversi attori delle tre gestioni commissariali «i conti non tornano e le sorprese potrebbe essere tante».

Intanto, in attesa che qualcuno fornisca l’entità della spesa, in molte zone della laguna le barche da diporto non passano e nell’ultimo periodo la situazione si è aggravata. E nel frattempo la patata bollente della bonifica tornerà nelle mani della Regione, che dieci anni fa l’aveva consegnata appunto alla gestione dei commissari. Ieri, in un vertice tra Tondo e Clini sono state poste le basi per la transizione da una gestione all’altra.

Il sindaco di Cervignano, Piero Paviotti, che dal 2009 fa parte del Comitato scientifico presieduto dal commissario Gianni Menchini, nel difendere il grande lavoro effettuato da quest’ultimo «in un campo molto delicato», rileva che «chi si occupa di ambiente incontra rischi enormi, in primis per la complessità delle norme». Rischi che aumentano quando il discorso dall’ambiente si sposta sulle bonifiche ambientali, uno dei più grandi business degli ultimi anni. Un rischio, questo, che si aggiunge a una prerogativa che la normativa ha concesso ai commissari. Il 3 giugno 2002, con ordinanza 3217, il ministero dell’Ambiente aveva infatti nominato il primo commissario (l’allora assessore regionale, Paolo Ciani) per la realizzazione degli interventi necessari per fronteggiare e risolvere la situazione di emergenza ambientale.

Tra le prerogative del commissario, c’era anche quella di avvalersi di procedure semplificate in materia di lavori pubblici come, ad esempio, la possibilità di effettuare incarichi e gare mediante trattative privata. Uno dei pochi bandi europei fu effettuato dal primo commissario per l’intervento di prelevamento delle “carote” e le conseguenti analisi svolte da un pool di aziende che hanno partecipato e vinto con una regolare gara pubblica europea. Nella commissione c’era anche rappresentante del ministero. Ogni decisione presa dal commissario veniva infatti vagliata anche dal Ministero che, stando alle iscrizioni, sarebbe pure al centro di indagini. Dunque, un altro tassello di un puzzle molto difficile da ricomporre.

Uno dei pochi interventi sul campo è stato quello della Cassa di colmata di Marano dove sono stati conferiti circa 800 mila metri cubi du fanghi, quelli ritenuti meno inquinanti. Successivamente furono costruite tre vasche che servivano per lo stoccaggio temporaneo dei fanghi e che furono poste sotto sequestro dalla Procura di Udine per la mancanza di alcune autorizzazioni precise. Attualmente, i vasconi hanno ottenuto le necessarie autorizzazioni e il commissario Menchini sarebbe pronto ad appaltare i lavori per la loro messa a norma consentendo così gli scavi del canale nel porto commerciale di San Giorgio.

Altre due casse di colmata sono previste a Grado, già in fase di appalto e l’altra a Lignano, in fase di progettazione. Ma la gran parte del denaro speso è relativo soprattutto a studi, incarichi, progettazioni, carotaggi, analisi. E molti di questi studi sono ancora in attesa di essere consegnati. Alcuni riguardano l’Arpa, ma dalla sede regionale dell’Agenzia regionale dell’ambiente mandano a dire che non soltanto si trattava di incarichi gratuiti, ma che la struttura si trova a dover fronteggiare una crisi senza precedenti di mezzi e uomini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:ambiente

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto