Le donne: il lupo è sempre in agguato

Il mondo femminile nel giorno della firma del protocollo antiviolenza. La presidente Serracchiani: «Voglio credere che Udine non sia così»

UDINE «Voglio continuare a credere che Udine e tutto il Friuli Venezia Giulia non siano, rispetto a tante altre zone del Paese, aree in cui la delinquenza sta proliferando e, dunque, che non siamo diventati terreno fertile per omicidi e delitti». Il governatore Debora Serracchiani non intende farsi trasportare dall’onda del sensazionalismo dopo il terribile omicidio della 28enne Silvia Gobbato. Ma, proprio nel giorno della firma del protocollo antiviolenza in Prefettura a Udine, molte donne si chiedono a che punto del guado si è fermata la parità, in una società che tuttora non riconosce a pieno il ruolo femminile. Il protocollo antiviolenza. La normativa prevede che la denuncia si attivi automaticamente in caso di lesioni guaribili in 20 giorni, ma spesso le donne non vogliono firmare la querela. Il protocollo – coordinato dall’ex consigliera provinciale Paola Schiratti – interviene su questa zona grigia creando intorno a vittime, donne e bambini quella rete di interventi coordinati che gli enti e le istituzioni del territorio offrono.

Il presidente della Regione. «La coesione e la saldezza sociale che storicamente hanno contraddistinto il Friuli Venezia Giulia, accanto all’opera, caparbia e quotidiana, di tutte le forze dell’ordine nel fronteggiare criminali e malfattori – ha sottolineato Serracchiani – ritengo possano definire la nostra regione moralmente attrezzata contro ogni tipo di criminalità. Rimane però lo sgomento, terribile e inaudito, di fronte a un omicidio come questo, particolarmente vigliacco, nei confronti di una giovane donna». Ma qual è il peso delle quote rosa nella società del 2013?

Il mondo della politica. «Se mi guardo attorno nel mio Comune sono l’unica donna – riconosce Isabella De Monte, sindaco di Pontebba e senatrice del Pd – e questo significa che evidentemente nel mondo della politica e dell’amministrazione non c’è una situazione paritaria. Anche in Senato la sproporzione è evidente. Trattando il tema della legge elettorale dovremo inserire la doppia preferenza di genere perché il mondo delle donne, purtroppo, richiede ancora dei correttivi».

Lo sport. «Quando esprimo un concetto tecnico pondero a lungo le parole per non rischiare d’essere fraintesa e presa sotto gamba». A parlare è la campionessa olimpionica Chiara Cainero. «Gareggio in un ambiente prettamente maschile – continua – e ho dovuto fare i conti con persone che non capivano. Però ho la fortuna di avere un ct che parteggia tantissimo per la squadra femminile, che chiama la “valanga rosa”, e con un gruppo unito. È avvilente però che dobbiamo ancora contare su qualcuno che “spinge le donne”, che fa il tifo per noi. E infatti, se allargo lo sguardo all’intera società, vedo molte donne che non remano all’unisono fra loro. Dobbiamo imparare di più a fare gruppo».

La scuola. «Non percepisco fra i ragazzi cesure e steccati diversi, anche se registro ancora una certa diffidenza verso chi rivendica la parità», sottolinea Ester Iannis, dirigente dell’Isis Malignani di Udine, scuola storicamente con un’alta concentrazione di ragazzi. «Abbiamo messo a punto alcune attività coinvolgendo gli studenti a proposito della parità sessuale – prosegue Iannis – perché anche tra i giovani si vivono sensibilità diverse ed è indubbio che esistono ancora professioni nello stereotipo di genere femminile e maschile. Io per prima posso testimoniare sulla mia pelle che essere dirigenti donna non è come essere dirigenti maschi».

Professioniste. «Serve uno scarto culturale – auspica l’avvocato Teresa Dennetta che segue lo Sportello antimobbing della Provincia di Udine –. Nel 2013 esistono ancora differenze di genere e ignorarle significa non riuscire a fronteggiare l’esigenza di tutela. È avvilente, ma è ormai diventata una necessità andare in compagnia e adottare presidi di sicurezza. Dobbiamo imparare a fare squadra – aggiunge Dennetta –. Fra noi siamo pessime quando cerchiamo di primeggiare. Dobbiamo educare le donne a fare squadra, basta con un lacero e inutile senso di competizione». D’accordo pure Cristina Caparesi, pedagogista impegnata nello sportello d’assistenza pensato dalla Provincia: «Dobbiamo essere sempre attente a non abbassare la guardia: siamo più istruite, abbiamo più autonomia e più libertà, ma non è abbastanza. È triste che dobbiamo sempre guardarci le spalle, ma è una realtà. L’importante è non sopportare, ma reagire per tempo perché il lupo è sempre in agguato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto