L’azienda li assume e poi trasloca

PORDENONE. Assunti a febbraio, pagati due settimane e poi senza salario da tre mesi: per 15 lavoratori pordenonesi è un’estate torrida. Senza lavoro e senza soldi, con alle spalle un’esperienza professionale piena di speranza ma finta male.
L’azienda, aperta e chiusa in provincia, se n’è andata in Lombardia. Una storia che si intreccia alla crisi di lavoro, nei labirinti delle dinamiche aziendali.
«Dimessi per giusta causa, nel call center della Tecnoimpianti di via Masieres a San Quirino, sono una quindicina di lavoratori – ha spiegato Mauro Agricola, allo sportello Uil-Tucs a Pordenone -. Aspettano tre mesi di stipendio da febbraio: hanno avuto la prima busta paga di 15 giorni e poi basta. L’azienda ha comunicato di essere stata assorbita a Cinisello Balsamo, ha chiesto ad alcuni di loro se avessero accettato il trasferimento e poi se ne è andata».
La retribuzione netta che i lavoratori reclamano è di circa 3 mila euro a testa. «L’Inps potrà garantire le ultime tre mensilità, se l’azienda fallisce – spiega il sindacalista -. Stiamo attivando tutte le azioni per il recupero delle spettanze retributive. Chiederemo, nel caso, il fallimento. In casi come questi, anche uno sciopero non avrebbe effetti». Le manifestazioni di piazza sono sempre meno partecipate.
«C’è tanta rassegnazione – commentano allo sportello sindacale in piazza Risorgimento -. La gente rinuncia a tutto, vive con 500 euro mensili e quando finiranno gli ammortizzatori sociali sarà anche peggio. Riflessi negativi ci saranno sui consumi e nei pagamenti di affitti e spese condominiali. La situazione si riverserà sui servizi sociali».
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