Lavorò con Udinese e Pordenone, addio a Gianni Camatta: un guru del calcio locale

Malato da tempo, aveva 71 anni. Braccio destro di Cauz, creò il grande vivaio della Sacilese. Nella sua carriera di dirigente lavorò anche per il club bianconero e quello neroverde, oltre che per il Fontanafredda

Alberto Bertolotto
Gianni Camatta si è spento all’età di 71 anni
Gianni Camatta si è spento all’età di 71 anni

Il calcio locale ha perso uno dei suoi dirigenti più capaci. Si è spento nella giornata di lunedì 19 gennaio, all’età di 71 anni, Gianni Camatta, già direttore sportivo e responsabile del settore giovanile di numerosi club provinciali, tra cui Sacilese e Pordenone. Malato da tempo, è mancato alla Casa Amica di Fregona, in provincia di Treviso.

Originario di Orsago, ha lasciato la moglie Luigina e i figli Suna e Davide. Quest’ultimo ha seguito la passione del papà, diventando calciatore e, in seguito, preparatore dei portieri (ora allena nella Primavera dell’Udinese). Il rosario sarà recitato martedì 20 gennaio, alle 20, nella chiesa di Orsago. Mercoledì 21 gennaio, alle 15, nello stesso edificio sacro, i funerali.

Tanti protagonisti del calcio provinciale e non solo porteranno l’ultimo saluto a Camatta. Perché nel mondo del pallone locale, Gianni ha recitato un ruolo di assoluto primattore negli anni ’90 e 2000, quando legò in maniera significativa il suo nome alla Sacilese. Fu l’allora presidente dei liventini, Angiolino Cauz, a volerlo al XXV aprile. Era il 1991. Già a fine anni ’80 Camatta si unì ai biancorossi come tecnico dei giovanissimi, ma dopo una sola stagione passò al Treviso. Rientrò quindi in riva al Livenza, dove costruì il capolavoro della sua carriera: un settore giovanile di alto livello, capace di sfornare un talento dopo l’altro. Uno degli esempi più illustri è rappresentato da Filippo Cristante, casarsese classe 1977, che nel 1994 lasciò la Sacilese per approdare al Cosenza in serie B, prima tappa di un percorso professionistico lungo 18 anni.

Camatta ricoprì anche il ruolo di responsabile della prima squadra, ma fu grazie al lavoro svolto nel vivaio che si fece notare dall’Udinese, dove si trasferì nel 1995 svolgendo la funzione di responsabile del settore giovanile. Dopo le esperienze in bianconero, al Conegliano e a Vittorio Veneto, il terzo ritorno a Sacile nel 2001, richiamato da Cauz. Assunse la direzione sportiva della prima squadra, puntò su Gianni Tortolo. «Mi incontrai con lui a Pordenone, al bar Libertà – rammenta l’allenatore friulano –. Mi disse: vieni da noi perché vogliamo andare in serie D in tre anni. Mi accorsi subito di avere di fronte una persona competente».

La Sacilese salì in Interregionale già dopo due stagioni, nel 2003. E fu Camatta a costruire la formazione composta dai vari Gabatel, Zanatta, Cursio, Manfroi e che poteva contare su giovani talenti come Moras e Beacco. In biancorosso rimase sino a dicembre 2005. Lasciò pochi mesi dopo la scomparsa di Cauz, il suo mentore.

Da lì in poi le parentesi nel settore giovanile del Pordenone, un rapporto nato nel 2009 e conclusosi nel 2016, quando approdò al Fontanafredda come ds della prima squadra. Liventini e neroverdi l’hanno ricordato ieri nelle proprie pagine social. «Da lui ho imparato la dedizione al lavoro», sottolinea il figlio Davide. «Assieme abbiamo condiviso bei momenti calcistici e umani», aggiunge Tortolo.

Numerosi i calciatori scoperti da Camatta, tra cui il bomber Luca Strizzolo, ora in serie B con il Modena, che portò a Pordenone dopo averlo visto nell’Ancona di Udine. Gianni frequentava costantemente i campi di calcio. Aveva il fiuto che accomuna chi scova i talenti. La sua visione mancherà a chi ama questo sport.

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