Lavoro nero, ispezioni a tappeto in città

La Direzione provinciale ha programmato controlli su esercizi pubblici, negozi e studi professionali
Stretta sul lavoro nero in città. Dopo anni di controlli nelle grandi e medie aziende della provincia, l’attenzione degli ispettori della Direzione provinciale del lavoro si è ora spostata sulle attività commerciali e sugli studi professionali presenti sul territorio urbano. Il giro di vite ha già portato a una serie di provvedimenti di sospensione e di multe. La nuova tornata di controlli è cominciata in marzo e proseguirà per buona parte del 2009, con una media di una quarantina di ispezioni a settimana, tutte naturalmente a sorpresa. Nel mirino, le categorie più disparate: dai bar e i ristoranti, ai carrozzieri, i gommisti, le agenzie di viaggio, le lavanderie e i parrucchieri. Ma anche, e a tappeto, tutti gli studi professionali che, da anni ormai, non ricevono una visita da parte del personale di vicolo Stabernao. Nell’agenda dell’ex Ispettorato del lavoro, figurano già i nomi di decine tra notai, avvocati, commercialisti e dentisti. Dentro anche i negozianti, gli esercenti e i professionisti dell’hinterland e, quindi, anche dei centri commerciali presenti nell’immediata periferia di Udine. Obiettivo: fare emergere quanti più casi possibile di lavoro irregolare e tentare così di stroncare o, quanto meno, di frenare l’odioso ma sempre più diffuso fenomeno dell’occupazione sommersa. Un malcostume presente non soltanto nei settori tradizionali dell’industria e dell’artigianato, ma, secondo gli enti preposti ai servizi di controllo, anche in quello del commercio. «Negli ultimi anni – spiega Mario Scalia, responsabile della Vigilanza della Direzione provinciale del lavoro –, la città di Udine era stata un po’ trascurata. Le nostre ispezioni erano quasi completamente rivolte alle aziende della provincia, specie del manzanese. Ecco perchè, quest’anno, si è deciso di concentrare l’attività di vigilanza sull’area cittadina e su settori non meno interessati dal lavoro nero, come il commercio e gli studi professionali». Ma non basta. A far cambiare target agli ispettori ha contribuito anche la congiuntura abbattutasi pure sull’imprenditoria friulana. «Potendo scegliere – continua Scalia –, si è preferito evitare d’andare a ispezionare aziende che sappiamo essere già o quasi in crisi, come nel caso di molte ditte del legno, e controllare piuttosto settori che continuano la propria attività senza subire troppo i contraccolpi della crisi». I risultati dell’attività di vigilanza avviata a gennaio hanno confermato le previsioni. In quattro mesi, dall’ufficio di vicolo Stabernao è partita già una quindicina di provvedimenti di sospensione (in media, uno alla settimana). Quelli che riguardano la città sono stati notificati a due lavanderie, un’autonoleggio e alcuni bar e ristoranti. In un solo caso (la più centrale delle due lavanderie), il periodo di sospensione si è prolungato fino a quattro giorni: il titolare non disponeva neppure dei 2.500 euro necessari per ottenere la revoca del provvedimento. Somma alla quale, lui come tutti gli altri trasgressori, ha poi dovuto aggiungere i 3 mila euro della maxi-sanzione e i 150 euro per ogni giornata di lavoro non assicurato previsti dalla normativa sul lavoro nero.

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