L’attesa del sindaco Romoli con la figlia al pronto soccorso

GORIZIA. A chiunque può capitare di sbattere il naso contro piccoli o grandi disservizi del sistema. In questo caso di quello sanitario. Certo è che se il naso appartiene al sindaco l’impatto produce...
Bumbaca Gorizia 22_12_2016 Comune Conf stampa Emporio della Solidarietà via Faiti © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 22_12_2016 Comune Conf stampa Emporio della Solidarietà via Faiti © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

GORIZIA. A chiunque può capitare di sbattere il naso contro piccoli o grandi disservizi del sistema. In questo caso di quello sanitario. Certo è che se il naso appartiene al sindaco l’impatto produce inevitabilmente un certo clamore.

E proprio Ettore Romoli è stato protagonista di uno dei lunghi pomeriggi trascorsi in sala d’aspetto al pronto soccorso del San Giovanni di Dio. Ore di attesa che, prima di Romoli, già diversi cittadini avevano testimoniato. Il sindaco ieri pomeriggio ha comunicato attraverso Facebook che si trovava in pronto soccorso, specificando di avere accompagnato la figlia, reduce da una caduta in casa.

«Siamo arrivati al pronto soccorso alle 13, il personale si è preoccupato di domandare a mia figlia cosa avesse dopo un’ora e dopo quasi tre stavamo ancora aspettando», ha detto Romoli, «il ghiaccio me l'ha portato Silvana Romano (assessore al welfare) che abita lì vicino. C'era un po’ di gente, questo è vero, ma ho notato anche una totale assenza di organizzazione. Ottima la riforma sanitaria, è una situazione da terzo mondo, forse da quarto. Dobbiamo tutti insieme lottare per migliorare la sanità goriziana». Tanti gli auguri rivolti al sindaco, oltre ai commenti da parte di altri utenti del social network sulle proprie esperienze al pronto soccorso.

Tra questi anche l’ex assessore provinciale Ilaria Cecot. «Se ti può confortare, una cosa analoga è successa anche a me, ben prima della riforma sanitaria. La diagnosi arrivò dopo dieci ore».

«Un solo medico che spesso deve gestire anche la medicina è una vergogna, sembra di essere nello Zambia» scrive un’altra cittadina, «il personale è bravo, ma non può fare miracoli, conosco gente che va al pronto soccorso di Šempeter». (al.ca.)

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