Latterie friulane, ultimatum scaduto: dal 26 sciopero a oltranza

CAMPOFORMIDO. Si fa sempre più tesa la vertenza di Latterie friulane. L’atteso segnale di apertura chiesto dalle parti sociali all’azienda non è arrivato.
L’ultimatum che il sindacato aveva indicato nelle 12.30 è infatti sfilato senza novità degne di nota e così, in assemblea, i lavoratori si sono espressi per la misura più dura di tutte: dal 26 dicembre sarà sciopero ad oltranza.
Il giorno successivo a quello di Natale, al lavoro ci saranno solo 6 persone, ma la scelta - presa dagli oltre 150 lavoratori riuiniti a Campoformido in assemblea - di far partire lo sciopero senza indugi vuol essere un chiaro messaggio di belligeranza inviato ai vertici. Archiviato il 25 dicembre, la protesta avrà il via.
E se il 26 saranno chiamati ad incrociare le braccia solo gli addetti all’imbottigliamento del latte fresco, dal giorno successivo lo sciopero coinvolgerà tutti gli addetti, al netto dei lavoratori in solidarietà.
“La decisione è dura ma è maturata in modo semplice. L’abbiamo proposta come organizzazioni sindacali e le maestranze l’hanno accolta di slancio. L’obiettivo – spiega Claudia Sacilotto, segretaria di Fai Cisl Fvg – è quella di far cambiare idea all’azienda entro il 2 gennaio, prima insomma che ci invii la comunicazione relativa all’apertura della procedura di mobilità per 100 persone”.
Sono stati fatti, da parte sindacale, gli ultimi tentativi per scongiurare una mobilitazione che per durezza si annuncia con pochi precedenti in zona. Sacilotto ha tentato d’intervenire sui vertici della coop. Il collega Fabrizio Morocutti, segretario provinciale di Flai Cgil, su Confindustria. Risultato: nulla di fatto.
“Non c’è stato verso – continua Sacilotto –. Latterie resta arroccata sulle sue posizioni sostenendo che potremo trovare un accordo nel corso dei 75 giorni di trattativa previsti per legge”.
Ma il punto, a sentire le organizzazioni sindacali – d’accordo con l’assessore regionale alle risorse agricole, Sergio Bolzonello –, è un altro. “Come si fa a tagliare 100 posti (tra Campoformido e Spilimbergo) senza un preciso piano industriale che giustifichi una così drastica scelta? Il piano a oggi non c’è – afferma la cislina – e come sindacato non possiamo accettare di subire un taglio degli occupati che non sia giustificato da precise prospettive e ragionamenti industriali. Questo chiediamo all’azienda – ha concluso Sacilotto –, che congeli i licenziamenti e prima di quelli ci sottoponga un piano.
Non ci rifiutiamo di affrontare riorganizzazioni necessarie. Al presidente Rossi l’abbiamo anche detto. Quello che ci rifiutiamo di fare è accettare tagli al personale che non siano suffragati da programmi e ragionamenti di prospettiva”.
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