Latterie friulane, cassa per 104: la rabbia degli operai

Campoformido, l’azienda ha chiesto l’ammortizzatore sociale prima del confronto con la Regione. La Cgil: pronti alla lotta

CAMPOFORMIDO. I lavoratori l’hanno scoperto in diretta. Durante la riunione indetta da Flai Cgil e ospitata nel tardo pomeriggio di ieri alla Camera del Lavoro di Udine dove le maestranze di Latterie friulane sono arrivate in gran numero, in oltre ottanta.

È lì, che poco prima delle 18, il fax ha “sputato” fuori la richiesta di attivazione della cassa integrazione straordinaria firmata dai vertici della coop per avviare l’esame congiunto. Causale: cessazione di attività. Persone coinvolte: 104 sulle 182 occupate tra i siti produttivi di Campoformido e Spilimbergo e i depositi di Monfalcone e San Martino. Come ampiamente previsto.

Quanto invece lavoratori e sindacato non prevedevano era che la trattativa per la Cigs venisse avviata prima di un ulteriore incontro con la Regione, che ieri la coop ha chiesto all’assessore Bolzonello indicando nella metà della prossima settimana l’orizzonte temporale ideale.

Intanto, però, l’iter della cassa è partito. Notizia maldigerita dagli oltre 70 lavoratori riuniti ieri alla Camera del lavoro, tanto che alcuni di loro si sono detti pronti a incrociare le braccia subito. La protesta è dunque pronta ad esplodere di nuovo e stavolta il rischio è che lo sciopero sia ad oltranza.

«Lo deciderete voi in assemblea – ha tenuto a chiarire Fabrizio Morocutti, segretario generale di Flai Cgil Udine -, vi dico però fin d’ora che io, un accordo sulla cassa integrazione straordinaria che interessa 104 persone, non lo firmo. Quello che ci prospettano nel piano industriale di Granarolo è il taglio dei diretti alla produzione, perché gli indiretti li possono tranquillamente mandare a casa domani. E non credete alla promessa di ridurre le eccedenze dalle attuali 104 a 89, perché garanzie in tal senso non può darcele nemmeno il Padreterno».

Reparto per reparto, fax alla mano, Morocutti ha snocciolato gli esuberi, oggi strutturali, contemplati dalla richiesta di cassa: 21 sui 36 lavoratori occupati nell’area caseificio, tutte e 14 le maestranze in forza al reparto yogurt, 5 su 18 alla centrale del latte, 1 su 7 in manutenzione, 9 su 16 nel trasporto, 1 su 8 tra i commerciali, 6 su 10 in amministrazione, 5 su 14 nei servizi. Sono tutti esuberi invece gli occupati dello stabilimento di Spilimbergo (27) e dei depositi di Monfalcone (8) e San Martino (3).

«Il conto è facile: nel cuore dell’azienda restano al lavoro 28 persone. Granarolo non ci dà oggi alcuna garanzia per il futuro a differenza di quanto prometteva il progetto del Consorzio agrario del Fvg cassato dai soci della coop nonostante promettesse di mantenere produzione e occupazione».

Il segretario di Flai ieri ha annunciato battaglia: «Non svenderemo la nostra dignità per 913 euro al mese di Cigs. Oggi qui siamo tanti e questa forza dobbiamo giocarcela. Chiederò alle altre organizzazioni di convocare entro la settimana un’assembla e in quella decideremo come dar corpo alla protesta».

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