Latterie Friulane boccia il polo unico

Bolzonello raduna le realtà del settore, ma a Campoformido si punta su Granarolo. Cisilino: non si rottami la cooperazione

UDINE. Se il polo unico del latte a livello regionale ha un futuro lo si capirà oggi. L’esito dell’incontro convocato in Regione dall’assessore all’agricoltura Sergio Bolzonello dovrebbe essere determinante. Attorno al tavolo si siederanno le principali realtà di trasformazione del settore lattiero-caseario assieme ad associazioni cooperative e di categoria in cerca di sinergie all’interno dei confini regionali che non ci sono mai state finora e che appaiono ancora assai difficili da instaurare. A maggior ragione vista la rigida posizione con cui i vertici di Latterie friulane si presenteranno all’incontro, scettici sulla possibilità di realizzare intese all’interno della regione.

Alleanze in Fvg impossibili

«E con chi?», chiede provocatorio il direttore generale del Consorzio cooperativo di Campoformido, Franco Odorico, rispondendo alla domanda se non sia davvero possibile cercare alleanze in regione, anziché con un gruppo dalle spalle larghe (per non dire ingombranti) come il bolognese Granarolo. Odorico scarta nell’ordine Venchieredo, Aprolaca e Latterie Carsiche. «La prima – spiega il dg – è controllata da una multinazionale, la seconda è sotto l’influenza del coldirettiano Consorzio agrario, l’ultima non sarebbe determinante ai fini di una messa in sicurezza di Latterie». Appena fuori dai confini regionali le prospettive non migliorano. Odorico scarta di fatto l’ipotesi di un asse con Latterie di Soligo e definisce «poco entusiasta» la prima reazione di Latte Busche con cui dei contatti ci sono stati.

Con Granarolo si decide a giorni

Tutte le strade insomma portano a Bologna. E se un accordo ancora non c’è, la trattativa va avanti. Ormai alla luce del sole, visto che «da lunedì – fa sapere Fabrizio Morocutti, segretario di Flai Cgil Udine – a Campoformido ci sono i tecnici del gruppo di Bologna intenti a scandagliare la cooperativa». «Le trattative stanno procedendo – conferma dal canto suo Odorico – e una decisione va presa in fretta». Granarolo punta a far suo l’ultimo spicchio che manca al gruppo sulla torta nazionale, mettendo un piede in Fvg per portare a casa oltre al latte anche il business del Montasio. Ma Latterie? «L’obiettivo è dare una prospettiva alla dop e soprattutto ai nostri conferitori», afferma Odorico. Granarolo promette di remunerare gli allevatori meglio di quanto oggi fa il consorzio cooperativo, ma le incognite dell’operazione sono molte. Legate soprattutto al futuro della cooperativa che resta – i sindacati lo ribadiscono come un mantra da giorni – l’ultima vera azienda friulana nella sfera del settore lattiero caseario (e oltre).

Timori per le maestranze

Che fine farà il marchio? E i lavoratori dello stabilimento di Campoformido? «Il rischio – dice ancora Morocutti – è che Granarolo tagli senza pensarci 50 impiegati, che azzeri la produzione dello yogurt per mantenere solo quella del Montasio, inabissando così l’occupazione dai 200 dipendenti di oggi ad appena una cinquantina, forse sessanta». Nell’asse con Bologna Odorico vede invece solo vantaggi. «Il mantenimento del marchio e della territorialità di questa cooperativa saranno garantiti da un lato, dall’altro – afferma il dg – l’alleanza con Granarolo ci permetterà un salto di qualità nella rete distributiva e dal punto di vista commerciale». La prospettiva però non convince le organizzazioni sindacali, né le associazioni. E dopo il “no” di Coldiretti, contro l’operazione si scaglia Adino Cisilino, presidente Fvg dell’associazione generale cooperative italiane (Agci).

Il monito di Cisilino

«Guai a rottamare la cooperazione», è l’avvertimento di Cisilino. «Giungono ora al pettine tutti gli errori commessi negli anni passati – sostiene Cisilino –, dall’invadenza della politica, anche sindacale a scapito della logica imprenditoriale nell’interesse dei soci, alla difesa a oltranza degli orticelli». La partita che si sta giocando oggi per il leader regionale di Agci non riguarda solo un’azienda casearia, ma in generale il settore primario. «Sulla filiera del latte e del formaggio si gioca il futuro dell’agricoltura friulana perché da essa dipende la più importante coltura seminativa locale, il mais, e perché – conclude Cisilino – rischia di trovarsi impreparata all’appuntamento del 2015, quando terminerà il regime delle quote latte. Senza una strategia locale del settore tra poco dovremo fare i conti con la chiusura delle latterie ma anche con quella delle stalle e con l’abbandono dei campi».

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