Latisana, la tragedia del sottopasso ricorda la strage di Prato del 2010

A Prato morirono tre donne cinesi dopo essere rimaste intrappolate in un'auto sommersa dall'acqua. Il sottopasso è stato riaperto solo nel 2024 dopo importanti interventi di sicurezza idraulica e nuovi sistemi di allerta

La tragedia avvenuta a Latisana richiama alla mente quanto accaduto il 5 ottobre 2010 a Prato, in Toscana, in uno degli episodi più drammatici legati, in Italia, al pericolo dei sottopassaggi durante i fenomeni meteorologici estremi.

Quel giorno un violentissimo nubifragio scaricò sulla città oltre 100 millimetri di pioggia in poche ore. Il sottopasso ferroviario di via Lorenzo Ciulli, nella frazione di Galciana, si trasformò rapidamente in una trappola di acqua e fango.

Un'autovettura con a bordo quattro persone rimase completamente sommersa: un uomo riuscì a salvarsi, mentre tre donne di origine cinese – due sorelle di 50 e 42 anni e la figlia ventiquattrenne di una di loro – persero la vita in modo atroce, rimanendo intrappolate all'interno dell'abitacolo senza riuscire ad aprire le portiere.

Si chiamavano Wang Jilan di 50 anni, sua sorella Wang Donglan di 42 anni e la figlia di Jilan, Chengwei di 24 anni.

L'episodio sollevò all'epoca enormi polemiche sulla sicurezza strutturale dei sottopassi, sulla mancanza di sistemi di allarme automatici (come semafori d'emergenza o sbarre) e sulla velocità con cui questi imbuti stradali possono riempirsi d'acqua, azzerando le possibilità di scampo per gli automobilisti.

Per dodici anni, dopo la tragedia del 2010, l'infrastruttura stradale è rimasta sotto sequestro giudiziario e completamente sbarrata. Nel 2022 la magistratura ha concesso il dissequestro definitivo.

E la vera riapertura alle automobili è avvenuta ufficialmente solo il 31 ottobre 2024, ponendo fine a un blocco durato ben 14 anni. Il Comune di Prato e l'Asl Toscana Centro hanno dovuto realizzare un'importante opera di messa in sicurezza idraulica: una cassa di espansione da 18mila metri cubi posizionata nei pressi del vicino ospedale Santo Stefano per convogliare i flussi del torrente Vella in caso di nuove piene. Inoltre, la struttura è stata dotata di sistemi di allerta visiva per gli automobilisti.

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