Laser contro l’ipertrofia prostatica

Al Santa Maria degli Angeli utilizzata una procedura mininvasiva

Esistono malattie che colpiscono la prostata che, sebbene non siano gravi, portano con sé disturbi e disagi. Soprattutto se non diagnosticate in tempo e non adeguatamente trattate. Una di queste è l’ipertrofia prostatica benigna, che viene considerata l’altra “faccia” dell’ingrossamento della prostata, quella che non fa paura, perché non degenera nella forma maligna, ma può causare disagi e fastidi anche negli uomini più giovani, a cominciare dai 30-40 anni. L’ipertrofia prostatica benigna (Ipb) è una patologia molto frequente nella popolazione maschile adulta e anziana. Anche in provincia di Pordenone più del 50% degli uomini dopo i 40 anni sono interessati da uno stadio che necessita di terapia. Dopo i 70 anni la percentuale sale: 8 uomini su 10 ne sono affetti. Esordisce come modificazione strutturale della ghiandola già intorno ai 30 anni, ma dà le sue manifestazioni cliniche generalmente dopo i 40 anni. Più si va avanti con l’età, più cresce l’incidenza. Anche se al problema quotidiano, spesso fonte di preoccupazione, ansia e disagio per l’uomo, fa da contraltare una buona notizia: l’Ipb non può degenerare in neoplasia prostatica, anche se a volte le due patologie coesistono.

«L’ipertrofia prostatica – spiega Antonio Garbeglio, primario di urologia dell’Azienda ospedaliera Santa Maria degli Angeli – è la patologia urologica più diffusa negli uomini dopo i 50 anni, seconda in Italia solo all’ipertensione arteriosa e responsabile di importanti disturbi della sfera urinaria che impattano significativamente sulla qualità di vita del paziente e che possono essere anche associati a disturbi della sfera sessuale». Ma può essere trattata. «Una recente metodica, sviluppata negli Usa, sfrutta l’azione di un laser “verde” ad alta potenza, che esercita la sua azione attraverso una vera e propria vaporizzazione, guidata dal chirurgo, del tessuto prostatico in eccesso».

La foto vaporizzazione con Greelight laser – utilizzata all’ospedale di Pordenone – rappresenta una procedura mininvasiva eseguita per via endoscopica, in anestesia generalmente spinale. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una o due notti di ricovero e può riprendere le normali attività nel giro di una settimana. Questa metodica e i brevi tempi di degenza permettono una riduzione di liste di attesa e di costi sanitari. La Greenlight laser amplia le opzioni terapeutiche disponibili «affiancandosi alla resezione endoscopica della prostata - ancora Garbeglio -. E proprio per affinare questa metodica, oggi e domani ospitiamo un evento formativo con la partecipazione di Fernando Gomez Sancha, uno dei massimi esponenti della specialità in Europa». (e.d.g.)

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