L’appello di 700 genitori: un errore lo stop alle scuole

L’iniziativa di un medico che insieme ad altri genitori ha scritto una lettera aperta 
La 'protesta degli zaini', Bari, 30 ottobre 2020. Alle 8, quando sarebbe suonata la prima campanella nelle scuole pugliesi, i genitori hanno lasciato gli zaini dei loro figli davanti ai cancelli degli istituti scolastici in segno di protesta, nel giorno di entrata in vigore dell'ordinanza della Regione Puglia che sospende la didattica in presenza per l'emergenza Covid. ANSA
La 'protesta degli zaini', Bari, 30 ottobre 2020. Alle 8, quando sarebbe suonata la prima campanella nelle scuole pugliesi, i genitori hanno lasciato gli zaini dei loro figli davanti ai cancelli degli istituti scolastici in segno di protesta, nel giorno di entrata in vigore dell'ordinanza della Regione Puglia che sospende la didattica in presenza per l'emergenza Covid. ANSA

UDINE. I genitori dei ragazzi delle superiori della città vivono le scuole nuovamente “chiuse” come «un angosciante déjà vu»: i mesi drammatici della serrata hanno lasciato un segno profondo su ragazzi e famiglie.

Cristina Croppo, medico e mamma di due ragazzi che frequentano le scuole di Udine ha scelto di farsi interprete della preoccupazione diffusa. Ha scritto insieme ad altri genitori una lettera aperta indirizzata a tutte le istituzioni competenti a livello nazionale e regionale e ne ha condiviso il testo sulla piattaforma change.org per dare la possibilità a quanti più genitori possibile di firmarne il testo. Allo stato attuale la petizione “Allarme scuola!” ha raccolto già 700 firme.

«Sicuramente la situazione attuale non è rosea, i reparti sono pieni, stiamo lavorando tantissimo, ma non è giusto chiudere la scuola. Il problema è che non tutte le realtà hanno messo lo stesso impegno del mondo della scuola nel creare ambienti sicuri – spiega Croppo -, il contagio non avviene in classe. Abbiamo poi visto che tutti gli altri stati europei hanno chiuso tutto tranne la scuola, in Italia invece la scuola è la prima cosa che viene chiusa, anche questo fa male».

La lettera però non ha la finalità di mettere sotto accusa le mancanze che hanno portato alla situazione attuale: «Non vuole essere un’accusa sterile, vogliamo chiedere alla politica di prendersi questo mese di chiusura per riorganizzarsi e sistemare il problema dei trasporti, far sì che si possa tornare in classe. I ragazzi stanno soffrendo. Sappiamo che la situazione è difficile, ma che si trovino soluzioni creative, che ci chiedano anche di metterci in gioco, saremmo certamente disponibili a dare una mano», afferma.

«“La scelta è grave ma necessaria” è stata la risposta del presidente Conte al Maestro Riccardo Muti - si apre così la lettera -. Noi tutti ci rendiamo conto che in questo momento le misure adottate dal Governo risultano gravose, benché necessarie, per molte categorie. Abbiamo ascoltato, appoggiato e sostenuto tutto ciò che ci è stato chiesto di rispettare per il bene di tutti, e abbiamo non solo sperato, ma creduto che la scuola sarebbe stata tutelata e salvaguardata come entità che non può essere considerata alla stregua di tutto il resto».

E ancora: «Privare la generazione dei nostri figli della scuola non potrà che avere effetti gravissimi sul piano relazionale e psicologico, oltre che su quello culturale - continua -. Il vuoto formativo che si verrà a creare non potrà essere più colmato. I ragazzi più “fragili”, che dovrebbero essere maggiormente tutelati, in questo momento sono ancor più abbandonati e sofferenti. Abbiamo sostenuto i nostri ragazzi durante la fase del lockdown a primavera, già ben consapevoli dei rischi e dei danni che quei mesi di isolamento e di “non scuola” avrebbero potuto arrecare, ma l’abbiamo fatto responsabilmente convinti che tutto ciò fosse inevitabile e necessario. I mesi estivi di “respiro” avrebbero dovuto essere Tempo per programmare, organizzare, pensare e “costruire” e per non farci trovare impreparati alla seconda ondata tanto temuta, prevista e annunciata dagli esperti. Ebbene?».
 

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