L'appello dei sindacati: tutte le fabbriche si fermino subito per sanificare

Il mondo delle fabbriche si mobilita: i lavoratori hanno paura del coronavirus e chiedono alle aziende di mettere in campo tutte le risorse necessarie per sanificare sedi e uffici e per attuare, fin da oggi, le misure necessarie alla tutela della salute. Nel caso le aziende fossero indisponibili o inadempienti, la Fiom Cgil ha già optato per la mobilitazione fino al 22 marzo con iniziative di sciopero. Fim Cisl e Uilm devono ancora decidere per gli scioperi, ma non è escluso che possano optare per questa soluzione.
Alcune grandi industrie, comunque, hanno già adottato provvedimenti per far fronte all’emergenza sanitaria. Fincantieri, per esempio, chiuderà lo stabilimento di Monfalcone per le prossime due settimane. Electrolux, il colosso dell’elettrodomestico di Porcia, che occupa oltre 1.600 addetti, ha comunicato che, alla luce del protocollo per il contrasto alla epidemia, tutti i siti saranno chiusi oggi per sanificare gli ambienti e per controllare la conformità allo stesso delle procedure già intraprese, che vanno dall’evitare le distanze ravvicinate alla dotazione di mascherine all’adozione dello smart working.

La direzione aziendale ha intenzione di estendere la riduzione dell’orario di lavoro a 6 ore giornaliere a ogni stabilimento, coprendo le restanti due ore con la cassa integrazione, così da ridurre la circolazione delle persone in virtù dell’eliminazione della mensa. Anche un big dell’arredamento come Calligaris, in due dei suoi tre stabiimenti, fa lavorare a rotazione i dipendenti, garantendo il 50% circa del potenziale produttivo.
I metalmeccanici. «In assenza di provvedimenti specifici per i luoghi di lavoro da parte del Governo - si legge in una nota dei sindacati - , il protocollo sottoscritto con Cgil, Cisl, Uil e le parti datoriali offre strumenti utili per la contrattazione di accordi necessari alla tutela della salute dei metalmeccanici. Fim, Fiom e Uilm del Friuli Venezia Giulia chiedono a tutte le imprese di applicare le disposizioni definite dal protocollo, di concordare con le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) e le strutture territoriali le fermate a partire da oggi, lunedì 16 marzo, per l’attuazione di tutte le misure necessarie alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori». Nel caso le aziende siano indisponibili ed inadempienti, la Fiom proclama la mobilitazione fino al 22 marzo sostenendo con iniziative di sciopero il confronto per l’adozione delle misure adeguate in tutti i luoghi di lavoro. «Le attività produttive possono proseguire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione», conclude il comunicato.
Le iniziative Cgil. È in programma per questo pomeriggio una videoconferenza con tutti i rappresentanti Cgil delle varie categorie e il segretario regionale Villiam Pezzetta. Sarà l’occasione per fare il punto della situazione e soprattutto capire quante e quali aziende avranno già predisposto il piano per le sanificazioni degli ambienti e per fornire le dotazioni di sicurezza (mascherine per chi lavora a meno di un metro di distanza da un collega e gel igienizzanti a disposizione di tutte le maestranze) ai lavoratori.
«Credo sia doverosa una fermata di una giornata nel settore metalmeccanico - spiega il leader regionale Cgil Pezzetta - per provvedere alle disinfettazioni delle sedi. Se ciò non verrà attuato, noi procederemo con gli scioperi. La salute degli addetti viene prima di tutto. Il problema principale è quello della produzione, che non si può fisicamente spostare, mentre per i colletti bianchi è praticabile, anzi consigliabile, lo smart working, il lavoro da casa».
Pezzetta analizza anche altri settori fondamentali del mondo produttivo. «Per quanto riguarda il commercio - afferma - con lo scopo di dare respiro agli addetti, che sono sotto pressione, chiediamo la chiusura totale la domenica, anche di chi vende generi alimentari. Nel settore legno-arredo i grandi nomi come Fantoni, Snaidero, Calligaris e altri stanno cercando un dialogo con le Rsu per maggiori controlli sui fornitori che vengono da fuori, mentre negli stabilimenti chiudono spogliatoi e gestiscono le mense. C’è la necessità di dotare gli operai delle mascherine, qualcuno lavora già a scartamento ridotto. Nell’edilizia registriamo una marea di richieste di cassa integrazione, si trattava di un comparto che stava appena risalendo la china dopo anni e anni di difficoltà. Non dimentichiamo i circa 15 mila lavoratori che in Friuli Venezia Giulia, penso agli addetti delle coop, chi fa assistenza educativa, le pulizie e molti altri che al momento sono privi di coperture. Infine un grande plauso va agli operatori sanitari, medici, infermieri, operatori, che si stanno prodigando per noi e che hanno il diritto ad avere il massimo della dotazione di sicurezza, visto che lavorano a stretto contatto con gli ammalati. In ogni caso tutti i lavoratori attendono i dettagli del decreto del Governo per gli ammortizzatori sociali, che in questa fase emergenziale sono vitali».
Le regole. È stato varato qualche giorno fa il protocollo per aziende e dipendenti che detta le condizioni per continuare a produrre. Le misure, oggetto di un confronto fiume, hanno coinvolto associazioni datoriali, sindacati e governo. Adesso si dovrà vigilare perchè le regole vengano messe in pratica nei diversi luoghi di lavoro. Vediamo quali sono gli elementi più importanti del protocollo. I lavoratori devono restare nel loro domicilio in presenza di febbre oltre i 37,5° o altri sintomi influenzali, devono chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria. Non si potrà entrare in azienda o restarvi se sussistono condizioni di pericolo (sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio, contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, ecc.
All’interno dell’azienda vanno rispettate le regole come mantenere la distanza di sicurezza, osservare le regole di igiene delle mani e tenere comportanti corretti sul pianto dell’igiene. Si consente di misurare la temperatura alle persone che entrano in azienda, soprattutto i lavoratori. Per l’accesso ai fornitori si prevede vengano individuare procedure di ingresso, transito e uscita tali da «ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti o negli uffici». Se possibile gli autisti dei mezzi di trasporto devono restare a bordo, non è consentito loro l’accesso agli uffici. Per le attività di carico e scarico il trasportatore dovrà mantenere la distanza di un metro dalle altre persone. E ancora si chiede alle aziende di assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








