L’allarme dell’esperto: «I pesticidi sono un pericolo, qui nessuno pensa alle api»

Negli ultimi anni si è fatto conoscere come apprezzato apicoltore, ma anche come autentico “maestro” nel rimuovere gli sciami – supportando così gli interventi dei vigili del fuoco – e come pioniere dell’apiterapia, l’arte di utilizzare la puntura come metodo curativo. Il cordenonese Bruno Vivian è considerato un’autorità nella Destra Tagliamento per quanto riguarda la diffusione della “cultura delle api”, la conoscenza dello straordinario universo di questi insetti che oltre ad essere fonte di miele, propoli e pappa reale, costituiscono soprattutto una componente vitale dell’ecosistema e un indicatore prezioso dello stato di salute dell’ambiente.
Il suo appello, dunque, non va sottovalutato: «Anche nella Destra Tagliamento stiamo per avvicinarci a una delle fasi più intense della semina e sappiamo che, purtroppo, l’utilizzo dei pesticidi è diffuso anche da noi – premette Vivian –. Un problema serio per la salute delle api che per idratarsi succhiano l’umidità dei campi e in questo modo “bevono” anche pesticidi e diserbanti». «Del resto – continua l’apicoltore cordenonese – lo stesso vale per le emissioni inquinanti degli insediamenti industriali che poi si depositano sui campi. A preoccupare è il fatto che questi problemi non sembrano interessare, anche a livello politico. Vengono fatti dei controlli? Eppure anche i casi di morie di api che si sono verificati negli scorsi anni dovrebbero far riflettere».
Nel 2017 e nel 2018, infatti, si erano già fatti strada interrogativi sullo stato di salute delle api nel Friuli occidentale. Dalla preoccupante diffusione della varroa (un acaro parassita che attacca le api e distrugge gli alveari)ai casi di moria. «L’impressione, fin da subito – ricorda Vivian –, per i casi di moria degli ultimi anni era che si trattasse di avvelenamento causato da trattamenti agricoli. A morire sono in prevalenza le bottinatrici, che avendo il compito di raccogliere sui fiori polline e nettare devono uscire dall’arnia e muovendosi per un raggio di diversi chilometri finiscono per raccogliere anche le sostanze nocive». Otto anni fa si erano verificati casi di moria in particolare per avvelenamento da diserbante usato nelle coltivazioni di mais.
Come fare per tutelare la produzione di miele, la salute delle api e – di conseguenza – quella dell’intero ecosistema? «In altri territori a noi vicini ci si sta muovendo da tempo, ci sono livelli di consapevolezza e sensibilità ambientali più alti – riflette l’apicoltore cordenonese –. In Baviera, ad esempio, hanno appena raccolto quasi 2 milioni di firme a sostegno di un referendum per salvare le api, a fronte della diminuzione allarmante degli ultimi anni per quanto riguarda la popolazione di questi insetti. Nel nome della tutela della biodiversità, la petizione chiede che i campi agricoli siano coltivati con criteri biologici e sono previste misure di protezione rigorose per i pesticidi. Nel nostro Paese cosa si sta facendo in questo senso? Nulla. E se non ci preoccupiamo adesso di queste problematiche, in futuro potrebbe essere troppo tardi».
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