L’Accademia dei Lincei premia il poeta Cappello
«Musicalità ed evidenza d’immagini
in italiano e in friulano»

Tra i riconoscimenti assegnati oggi nel romano palazzo Corsini dall’Accademia dei Lincei, nella cerimonia di chiusura dell’anno accademico, il Premio della Fondazione Maria Teresa Messori Roncaglia ed Eugenio Mari, destinato a un letterato, va al friulano Pierluigi Cappello, «maestro poeta – recita la motivazione – di grande sensibilità, aperto a due filoni vitali della poesia contemporanea, la poesia in italiano e quella in dialetto, che si impone ai lettori per la musicalità dei suoni e dei ritmi e per la suggestiva evidenza delle immagini».
E dunque anche i Lincei – la cui missione è «promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni nel quadro dell’unità e universalità della cultura» – tributano attenzione a Cappello, che già vanta un bel palmarès: vincitore dei premi Montale (2004), Bagutta (2007), Viareggio (2010), Vittorio De Sica (2013), per raccolte quali Assetto di volo e Mandate a dire all’imperatore (entrambe uscite da Crocetti). Tra i premiati, con Cappello, figurano altre eccellenze italiane, quali l’Associazione Libera di Don Ciotti e la virologa Ilaria Capua, diventata famosa nel 2006 per aver contribuito in maniera determinante allo studio dell’influenza aviaria.
«Abbiamo bisogno più che mai dell'apporto della ricerca, della scienza, della cultura, dell'arte, dei beni e dei valori spirituali e della forza della nostra tradizione, una tradizione che fa dell'Italia un unicum nella storia della civiltà mondiale»: parole d’un paio di giorni fa, pronunciate, con la saggezza di sempre, da Giorgio Napolitano. E alle parole del capo dello Stato fa eco oggi, in palazzo Corsini, l’accademico Lamberto Maffei, nel discorso di benvenuto all’adunanza solenne che chiude il 410° anno dalla fondazione dei Lincei, prologo alla cerimonia di premazione. «In questa grave situazione di crisi economica, politica e anche morale, l’Accademia dei Lincei cerca di dare il suo contributo per limitare il danno e per una possibile rinascita con le desuete e spesso disprezzate armi della cultura, convinta che essa può essere motore di crescita e, contrariamente all’opinione che “con la cultura non si mangia”, può diventare una voce significativa del Pil. La ricostruzione non può partire che dalle fondamenta e le fondamenta nel nostro caso sono la ricostruzione culturale e morale dei cittadini, attraverso il potenziamento dell’istruzione dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, specialmente nelle scuole primarie e secondarie. Lo scopo è di abituare i giovani affinché non siano più imbrogliati, almeno domani, da disquisizioni di politici opportunisti e da trasmissioni televisive che hanno fino a oggi creato una pericolosa bulimia dei consumi accompagnata da una triste anoressia dei valori». Un monito, quello di Maffei, che investe il premio di un ulteriore compito, quello di censire e riconoscere coloro che, attraverso le loro opere in campo scientifico e artistico, si pongono come esempi e guide, in un paese che attraversa la più dolorosa fase dal dopoguerra.
Cappello, attualmente impegnato in un libro autobiografico in forma di racconti, che uscirà per Rizzoli, una sorta di biografia romanzata che investirà alcuni temi fondanti della sua poesia e della sua vita, porta con sé, nel suo lavoro che è tutt’uno con la vita, un’idea di poesia che è una forma di resistenza all’immobilità, alla perdita di senso, allo smarrimento e che si nutre dell’esperienza della realtà rifiutando il ripiegamento e l’autoreferenzialità. «La poesia contempla un aspetto privato, intimo, un bisogno personale – ha più volte confidato Cappello –, la responsabilità di un artista nei confronti della società è tanto più grande quanto più raggiunge una dimensione collettiva, che riguarda tutti». E il premio ritirato ieri a Roma rimarca che la poesia è uno strumento per parla al cuore, offrendo chiavi d’intelligenza,a chi sappia usarne, sul senso dell’esistenza.
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