L’abbraccio con Fey: «Vi aspetto al Quirinale»
Napolitano accolto dagli alunni delle elementari Passeggiata fuori programma nel parco del castello
BRAZZACCO
. «Ha visto che ce l’abbiamo fatta?». E’ l’una spaccata quando il capo dello Stato Giorgio Napolitano scende dall’auto nel parco del castello di Brazzà e stringe la mano a Roberto Pirzio Biroli per una visita che da tempo era nell’aria, ma che gli impegni avevano sempre costretto a rinviare. Precisamente dal 2002. Da quando, durante un convegno sulla storia del nazismo e della Resistenza a Berlino, l’allora deputato Napolitano nel corso di una relazione suggerì agli studiosi presenti: «Per conoscere meglio quel periodo storico leggete il libro di Fey». Tra quel pubblico c’era Roberto, figlio di Fey von Hassell, che si avvicinò al politico e si presentò. In seguito si sviluppò una corrispondenza tra Brazzacco e Roma. E si alimentò la curiosità di Napolitano di conoscere quella donna, figlia di Ulrich, ambasciatore tedesco a Roma negli anni Trenta, giustiziato nel 1944 per aver partecipato all’“Operazione Walkyrie”, la tentata congiura contro Adolf Hitler. Ieri l’abbraccio. Il primo invito a Napolitano a salire sulle colline di Moruzzo risale al 2004 per la rappresentazione religiosa che ogni Natale viene ospitata nel parco del maniero. Poi nel 2005, per i novant’anni di Detalmo Pirzio Biroli, marito di Fey, scomparso nel 2006, discendente dell’esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà. Invece, a Brazzacco, Napolitano ci è arrivato ieri da capo dello Stato. Sei auto blu, decine di agenti delle forze dell’ordine hanno squarciato una giornata grigia per permettere al presidente di salutare colei che citò sei anni fa a quel congresso e la cui storia aveva conosciuto attraverso il suo più celebre diario “I figli strappati”. Il libro che ieri la quasi novantenne baronessa ha donato al presidente della repubblica con una dedica (anche il capo dello Stato si era fatto portare appositamente dal Quirinale una copia per farsela firmare). A Napolitano è stato fatto omaggio anche del libro “Finestre e finestrelle” edito da Campanotto, che raccoglie alcuni scritti di Detalmo. Quaranta bambini della quarta e della quinta elementare del paese hanno accolto il presidente ieri mattina sventolando, nel giardino della villa, bandierine tricolori e decine di palloncini bianchi, rossi e verdi. Giorgio Napolitano si è intrattenuto con la scolaresca, ha stretto le mani a tutti e alle maestre Cristina Brollo, Alessandra Missio, Pia Marchetti e Maria Gabriela Zanovello. E si è messo in posa per farsi fotografare da Debora, una scolara. «Che emozione», «Una persona cortese e gentile», sono stati i commenti dei bambini. Quindi si è intrattenuto con alcuni rappresentanti della Pro loco di Brazzacco e con una coppia – Gianna Michelotti e Paolo Ermacora – che indossava i costumi friulani e che gli ha donato un cestino con prodotti tipici. Napolitano ha portato al Quirinale anche i volumi che gli sono stati regalati dal sindaco di Moruzzo, Carlo Dreosso, sugli studi e sulle ricerche storiche incentrati sulla nobile dinastia. Il presidente ha poi attraversato le sale dell’antica dimora, “santuario” dei ricordi dell’esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà, antenato di Detalmo Pirzio Biroli, marito di Fey. Quindi l’incontro strettamente privato con la baronessa, nel suo studio, dopo aver percorso la galleria, un lungo corridoio della villa che offre un incantevole panorama sul parco e sulle montagne friulane. «Hanno parlato a lungo della storia. Il presidente ha invitato al Quirinale mia madre», ha raccontato poi Roberto, uno dei due figli sottratti alla baronessa nel 1944, anno in cui fu deportata su ordine della Gestapo in seguito alla tentata congiura del padre. Corrado e Roberto, allora di quattro e due anni, furono rinchiusi in un orfanotrofio a Innsbruck con nomi falsi e poi ritrovati al termine di una vera e propria odissea. Fey von Hassell fu invece deportata in prigioni e campi di concentramento del Reich finché la guerra non finì; la sua colpa era quella di essere la figlia dell’ambasciatore Ulrich von Hassell, uno dei congiurati anti-Hitler che il 20 luglio del 1944 ordirono l’“Operazione Walkyrie”, l’ultimo ma forse il più concreto tentativo di eliminare il Fuhrer ormai destinato a trascinare la Germania nel più grande baratro della sua storia. Da quell’attentato – una valigetta piena di esplosivo sotto una scrivania nell’ufficio del quartier generale di Rastenburg in Prussia – Hitler uscì indenne, ma i cospiratori, tra i quali von Hassell, furono processati e impiccati. Pagine di storia che la baronessa ha impresso nel suo diario, diventato un libro di successo e poi una fiction tv. Ieri nello studio della villa c’erano anche Margherita Tacoli, vedova di Federico presidente dell’Associazione partigiani Osoppo, che ha donato al presidente il libro di memorie del marito “Io c’ero...” sulla storia della resistenza partigiana, e la medaglia d’oro al valor militare conte Gianandrea Gropplero di Troppenburg. Il tempo di sorseggiare un calice di cabernet di Ermacora, di gustare i sandwiches di pane nero, di chiacchierare ancora della discendenza dei Savorgnan di Brazzà. Il presidente ha ascoltato poi il racconto sulla figura di Cora Savorgnan di Brazzà, moglie di un fratello di Pietro, che un secolo fa fondò le “Industrie femminili italiane” e il cui nome verrà usato per intitolare una rivista dell’imprenditoria artigiana femminile, che sarà presentata il 21 aprile prossimo a Montecitorio; Napolitano ha chiesto informazioni e promesso il proprio interessamento. Quindi, infrangendo il rigido protocollo, che avrebbe voluto che il presidente uscisse dal retro della villa per salire subito in auto, incuriosito invece dai racconti storici dell’architetto Roberto, ha chiesto di poter visitare la cappella dedicata a San Lorenzo. Ha compiuto quindi una passeggiata nel parco di 40 ettari che circonda la villa e il castello ed è entrato nella chiesetta dedicata al santo liberatore dei prigionieri, oggetto di venerazione della famiglia Pirzio Biroli per le vicissitudini di guerra e deportazione. E dopo quaranta minuti, quasi il doppio di quanto previsto inizialmente dal rigido protocollo, Napolitano ha salutato la piccola folla nel parco della dimora ed è risalito in auto. Pochi metri e ha abbassato il finestrino per salutare ancora una volta Roberto, quel figlio che 54 anni fa venne “strappato” a Fey, e che ora con orgoglio testimonia con la madre pagine di storia.
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