La Weissenfels è fallita, si chiude un’era

La decisione del tribunale è contestuale alla non ammissione al concordato. I sindacati: l’attività continua, siamo fiduciosi. A giorni assemblea con i lavoratori
ANTEPRIMA Fusine Laghi 13 Luglio 2009 wiessenfels
ANTEPRIMA Fusine Laghi 13 Luglio 2009 wiessenfels

UDINE. Della Weissenfels Tech-Chain, d’ora in avanti, si parlerà soltanto come di un colosso imprenditoriale del passato. Con decisione contestuale a quella di non ammettere la storica acciaieria di Fusine alla procedura del concordato preventivo, martedì il tribunale di Udine ne ha dichiarato il fallimento. Decretando in tal modo anche la fine di un’era. Non, però, delle attività che tanto lustro e occupazione avevano portato al territorio. Risorta a dicembre con il nome di Acciaierie Valcanale, grazie allo sbarco in Friuli del gruppo austriaco Pewag, l’azienda tarvisiana continuerà a produrre. E i suoi dipendenti a lavorare.

È stato il liquidatore di Weissenfels, Matteo Rossini, a confermare la sentenza dei giudici (presidente Bottan, a latere Massarelli e Zuliani) di fronte ai quali, una settimana fa, aveva illustrato i contenuti del piano. Ora la palla passa al curatore fallimentare, che il tribunale ha individuato nella dottoressa Paola Cella e che nei prossimi giorni incontrerà le parti, per raccogliere i dati necessari a predisporre la procedura fallimentare e amministrare il patrimonio.

Per la soluzione del fallimento, qualche giorno fa, si era espressa anche la Procura di Udine, attraverso la relativa istanza depositata in tribunale insieme a quella della Italricambi spa di Cividale e Flagogna, cioè della società che controllava la Weissenfels all’80 per cento e che è stata a sua volta dichiarata fallita, con sentenza di venerdì scorso.

Al di là dell’inevitabile amarezza con la quale la notizia è stata accolta, considerato il peso specifico che l’azienda - portata ai vertici mondiali nel settore delle catene dal cavalier Carlo Emanuele Melzi - ha avuto nell’economia e nella vita di centinaia di famiglie, a prevalere tra i sindacati, in queste ore, è la fiducia. Perchè se è vero che un capitolo si chiude, è non meno vero che i macchinari continuano a lavorare. Ed è proprio questo il messaggio che i loro delegati porteranno alle maestranze, parlando a una sola voce, nell’assemblea che si terrà a metà della settimana prossima.

«Intendiamo rassicurare i lavoratori», ha detto Marco Palese, referente di Fim per l’Alto Friuli, anticipando i contenuti dell’incontro programmato insieme al collega Gianpaolo Roccasalva, numero uno in regione delle tute blu di Cgil. «Con ogni probabilità - spiega -, il contratto d’affitto del ramo d’azienda delle acciaierie perfezionato con Pewag e che sta funzionando molto bene, continuerà il proprio corso. Questo significa che gli 84 lavoratori da poco reintegrati a Fusine manterranno il proprio posto. Il condizionale è d’obbligo, ma siamo fiduciosi.

L’accordo scadrà a metà dicembre del 2015: la speranza - conclude - è che il gruppo austriaco, qui per rilanciare l’attività di produzione dopo decenni di difficoltà, tra fallimenti e non solo, decida a quel punto di proseguire in quanto di buono ha già fatto».

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