La vendita “a pezzi” della Coopca terrorizza la Carnia: «E’ in gioco il futuro»

TOLMEZZO. Sono trascorsi centoventi giorni da quel 18 novembre in cui il Tribunale di Udine aveva concesso i primi 60 giorni di tempo - poi prorogati il 21 gennaio - per la presentazione di un piano di ristrutturazione e rilancio di CoopCa.
Questa mattina, dunque, sarà presentato al Tribunale di Udine il documento per l’ammissione al concordato preventivo e scongiurare così il fallimento. Ieri pomeriggio, intanto, c’è stata l’ennesima riunione fiume del cda.
«Ne facciamo una la settimana - taglia corto il presidente Ermano Collinassi – stiamo lavorando sodo. E presto. Ma ci vorrà ancora tempo». Dove rimane sottintesa la soluzione della crisi. Quella, appunto, contenuta nel piano che sarà esaminato dai giudici per scongiurare il fallimento.
Nei giorni scorsi era emersa una maxi-cordata, poi sfumata, per l’acquisizione in blocco della cooperativa, per cui restano le manifestazioni di interesse su singoli negozi (oltre una decina le aziende interessate). Tra i nomi Coop Nordest, Conad e singoli imprenditori veneti.
«Speriamo semplicemente nel risultato migliore - afferma il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo - perché qui non c’è in gioco soltanto CoopCa e un modello di sviluppo, ma un’intera fetta del territorio friulano».
E proprio il primo cittadino di Tolmezzo ha organizzato ieri mattina un appuntamnento alla CoopCa di Tolmezzo, dopo aver invitato i rappresentanti sindacali, i risparmiatori, i dipendenti e i sindaci dei Comuni dove sono presenti filiali CoopCa. La “filosofia” dell’iniziativa che, tuttavia, ha spiccato per la scarsa partecipazione è stata spiegata dall stesso Brollo.
«Nessun piano di risanamento può avere un senso - ha dichiarato - se la gente non va a fare la spesa alla CoopCa. Quindi questo incontro è un modo semplice per dire andiamo lì, acquistiamo qualche cosa da mangiare, dimostriamo che possiamo essere comunità in queste momento difficile e poi condividiamo il cibo come condividiamo le sorti di questa congiuntura».
A margine il sindaco ha aggiunto che non si può difendere un territorio se poi la gente non fa la spesa in loco. Così, in questi mesi è accaduto che nel mentre cda ed esperti sondavano tute le ipotesi per presentare un piano credibile e concreto, CoopCa si è trovata a fare i conti oltre che con il debito di circa 83 milioni di euro, di cui 26,5 concernenti il prestito sociale ora “congelato” e altri 8 di certificati azionari, anche con la necessità di garantire la quotidiana efficienza ai vari negozi, tutti alle prese con un calo di vendite causato anche da problemi di offerta della merce.
Anche il presidente del cda Collinassi era presente all’incontro conviviale di ieri, snobbato invece dal Comitato dei soci risparmiatori la cui presidente Donatella Iob si è trincerata dietro il più classico impegno improrogabile. Non c’era lei, ma non c’era traccia delle circa mille persone che hanno aderito al Comitato.
Collinassi non ha parlato. Si riserva di farlo in modo compiuto nei prossimi giorni. E si è limitato a un lapidario «serve ancora un po’ di tempo, poi saprete tutto».
Sta di fatto che, sfumata la maxi-cordata, non resta che la soluzione “spezzatino” che prevede la vendita di singoli negozi o gruppi di negozi in Friuli e in Veneto in base alle offerte. Ipotesi questa “scomunicata” dai sindacati.
Che ieri, per bocca di Paolo Duriavig della Cisl, hanno ribadito che l’ipotesi “spezzatino” «significa svendita al ribasso e dunque penalizzazione per i dipendenti e per i soci che difficilmente rivedrebbero i loro risparmi». Il problema è che, nei colloqui con gli interlocutori presenti ieri a Tolmezzo, Collinassi ha precisato che lo “spezzatino” non è possibilità da bocciare a priori.
Alessandro Foraboschi della Cgil esclude invece un atteggiamento morbido e poco incisivo rispetto a questa vertenza. Ma esclude anche che si sia trattato di un calcolo per evitare il cosiddetto “fuoco amico”. «Fosse stata la Conad – precisa meglio - ci saremmo comportati precisamente allo stesso modo». Insomma, secondo i sindacati non c’è stata nessuna indulgenza nell’affrontare questa difficilissima vertenza.
«Noi - dice ancora Foraboschi - abbiamo sempre sostenuto che vanno accertate le responsabilità. E di responsabilità oggettive sicuramente ce ne sono perché siamo arrivati a questa situazione sicuramente per una serie di negligenze». Il sindacato ribadisce poi che non va confuso il loro atteggiamento di cautela con la necessità di «mantenere un comportamento responsabile per garantire la continuità produttiva della CoopCa».
Il sindacato ha sempre affermato poi di avere auspicato un intervento deciso della Regione. E qui si apre un altro capitolo di questa story. Ieri, alla richiesta di un commento sul deposito del piano, l’assessore alle Attività produttive e vice presidente della Regione, Sergio Bolzonello, si è limitato a demandare ogni commento direttamente alla presidente Debora Serracchiani.
Uno strano rimpallo che palesa se non difficoltà, perlomeno un certo imbarazzo anche da parte della politica regionale che per adesso si è “limitata” a fornire i due “saggi” che assieme agli advisor, in primis il commercialista Variola, sono intervenuti per la predisposizone del piano di ristrutturazione.
Le associazioni di rappresentanza del mondo cooperativo lamentano infine di essere state a lungo messe all’angolo e di essere state impossibilitate a mettere mano per tempo ai conti della CoopCa quando questa cominciava a palesare le prime, pericolose falle sotto il profilo della tenuta finanziaria, prima del tonfo finale. Culminate lo scorso 18 novembre quando i soci prestatori si sono recati agli sportelli per ritirare i loro rispami, trovandoli però bloccati.
La giornata precedente, infatti (era il 17 novembre dello scorso anno), il consiglio di amministrazione di CoopCa aveva presentato in tribunale a Udine l’istanza di concordato a fronte delle difficoltà in cui versava la società. Oggi si torna in tribunale alla ricerca di una soluzione che, per quanto possibile, possa garantire occupati e il rimborso dei soldi prestati dai risparmiatori. Obiettivi tutt’altro che facili da conseguire vista la situzione in cui versa la storica azienda carnica.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









