Un territorio orfano di una politica forte

UDINE. Il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo incrocia le dita. E difende la sua iniziativa di ieri mattina di convocare sindaci, sindacati, dipendenti e soci per invitarli a fare la spesa alla CoopCa. «Sono contrario all’autarchia - precisa - ma difendere questo bacino della distribuzione invitando tutti a fare la spesa è un modo per dire che dobbiamo ripartire dalla Carnia. E anche per questo non voglio neppure pensare che possa accadere che i dipendenti CoopCa debbano rinunciare al loro lavoro».
Ripartire dalla Carnia, dice Brollo. Ricetta quasi scontata. Ma tutt’altro che facile da proporre. La crisi CoopCa non è infatti soltanto ascrivibile agli errori di un modello economico, quello coperativistico, che sta palesando troppe crepe perché si inserisce, ma più in generale s’incastona nel rinculare di un intero territorio alle prese con una precarietà senza precedenti.
Non si può dimenticare che prima di CoopCa, qualunque sia la soluzione, Tolmezzo ha dovuto dare l’addio al tribunale con tutto quello che ha comportato. Ma che il futuro della caserma e degli artiglieri di montagna è ancora tutto da decifrare. Ma farle rimanere in loco pare un’impresa.
«Bisogna ripartire dal lavoro», è invece il parere del presidente di Cosint, Poalo Cucchiaro. Il Consorzio quest’anno ha movimentato 12 milioni di euro. Ma serve altro. «Una grande opportunità per queste zone - insiste - potrebbe, anzi, dovrebbe essere l’Hpc (High performance computing). Mi risulta che alcune importanti aziende come l’Automotive siano costrette a rivolgersi ad aziende slovene o addirittura polacche. Ma questo è soltanto un esempio».
Insomma, le eccellenze come il Cosint medesimo e l’Automotive non possono da sole garantire sviluppo e futuro a un territorio che, tra l’altro - e questo è un altro campanello di allarme - fa segnare un calo demografico anche nel suo capoluogo, Tolmezzo.
Ma per fare scelte servono anche e forse soprattutto decisioni politiche. E anche sotto questo aspetto la Carnia mostra il fiato. L’attuale assessore regionale alla Montagna è la presidente Serracchiani. Insomma, una sorta di paradigma che palesa la mancanza di vere leadership politiche o anche una presa d’atto di una latitanza locale della classe politica. E un altro segnale della crisi della rappresentanza politico-istituzionale è il commissariamento sine die della comunità montana.
Ora si tratta di capire come finirà la vicenda CoopCa. «L’importante - dice ancora Cucchiaro - non è il marchio, ma la garanzia della continuità locale di questo settore». (d.pe.)
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