La testimonianza di un'amica: «L’ho vista al supermercato. Era felice perché tornava a casa a rivedere i parenti»
Il racconto di Donatella Zanardo, che conosceva bene Nazmije Pocesta: «Eravamo amiche, i nostri figli andavano nella stessa scuola»

«Nazmije Pocesta era felice delle ferie in Macedonia: l’ho incrociata al Bennet una settimana fa».
Donatella Zanardo ha ricordato, ieri, quell’incontro rapido con l’amica al centro commerciale a Sacile: è questa l’ultima testimonianza prima della partenza della famiglia Pocesta per Debar, dove la vacanza si è trasformata in una tragedia.
La prima notte in Macedonia il 27 agosto è stata l’ultima per Nazmije, il marito Amid e la figlia Anila di 14 anni: uccisi nel sonno, come vittime inermi di un mostro che non ha ancora un volto e un nome.
«Esprimo le condoglianze alle altre due figlie per la perdita prematura dei genitori Amid e Nazmije e della sorellina Anila – ha aggiunto commossa Zanardo –. È un grande dolore per tutti quelli che li conoscono. Cerchiamo di capire a distanza quello che può essere capitato a Debar, dove dovevano partecipare a una festa in famiglia. È difficile comprendere una simile disgrazia e ci manca tanto questa famiglia unita e piena di entusiasmo per il lavoro e la vita».
Zanardo conosceva Nazmije da alcuni anni. «I nostri figli piccoli hanno frequentato la scuola materna Archimede a Cornadella – ha ricordato la sacilese –. Poi la primaria Marconi di San Michele e da allora non ci siamo più perse di vista. Mi invitava a prendere un caffè nella nuova casa di cui era tanto orgogliosa e poi è sempre mancata l’occasione. Erano davvero speciali: bravi e impegnati per integrarsi».
La famiglia Pocesta aveva risparmiato anni per comprare una casa: al civico 83 sulla Pontebbana, vicino al Mercatone Uno: ieri le finestre della villetta a due piani degli anni Settanta erano chiuse come i cancelli. I vicini di casa con gli occhi lucidi e chiusi in un dolore sordo non hanno dato spazio alla speranza e il passaparola a Cornadella è diventato in fretta una catena di sentimenti, lacrime e ricordi.
«Nazmije a 53 anni lavorava tanto e per non aumentare le spese per la famiglia andava al lavoro a piedi. Chilometri di cammino andata-ritorno per pulire condomini, uffici e negozi: era ammirevole. Colta, come il marito, si era laureata in Macedonia nelle discipline chimiche ma non aveva rimpianti. La nobile umiltà della famiglia Pocesta era apprezzata da tutti». Cornadella si stringe intorno alle figlie maggiori, sfuggite alla furia omicida. «Siamo vicini alle due ragazze con tutto il cuore – ha concluso Zanardo –. Sono parte della nostra comunità».
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