La storia del Pordenone e quella lettera del 1920: «Qui serve uno stadio»

Un atto inedito di quattro mesi prima del centenario ufficiale. La richiesta del campo di fronte alla Casermette. Andò così

“Uno stadio sportivo è necessario a Pordenone”. Non è un titolo di giornale, ma sarebbe potuto esserlo. Oggi, nel 2020, esattamente come nel 1920.

Sì avete capito bene. Proprio cent’anni fa. Non ci credete? Date un’occhiata alla riproduzione del documento che proponiamo nella nostra inchiesta odierna. Intestazione: “Sport - Club Internazionale”. Esatto, proprio il Pordenone calcio degli albori, quando si chiamava come l’Inter. La sezione del pallone che, sotto l’egida dell’Unione sportiva che abbracciava più discipline, avrebbe trovato il suo atto di costituzione ufficiale il primo ottobre 1920 nella Sala delle Quattro Corone.

L’atto, frutto degli anni di ricerche di Luciano Mazzon, riporta anche la data di protocollo da parte del Comune di Pordenone: 10 giugno 1920. Vi si legge: «Da qualche tempo e col generale consenso dei più seri propagandisti dell’educazione fisica, si è affermata definitivamente la innegabile superiorità dei giochi ginnici all’aperto sugli esercizi ai grandi attrezzi che si possono svolgere nella cerchia ristretta delle palestre».

Serviva uno stadio, ma le cose andavano proprio come ai nostri giorni: tutto fermo, tutto piatto. Ecco il passaggio: «Qui a Pordenone, invece, l’apatia regna sovrana: tutti fanno facili promesse e ottime parole d’incoraggiamento, all’atto pratico... anche coloro che sono forniti di cospicui patrimoni sono tardivi nel dare qualsiasi modesto aiuto. Uno Stadio a Pordenone, senza contare tutti i vantaggi morali e fisici derivanti dallo sviluppo dell’educazione sportiva nella nostra gioventù, potrebbe essere motivo di una maggiore attività commerciale anche per un privato. Chi non vede come si presterebbero magnificamente ad un largo concorso di cittadini e di forestieri una ben organizzata serie di spettacoli sportivi?».

Sembra davvero scritto oggi. Oggi che il Pordenone ha toccato il punto più alto della sua storia, sfiorando la serie A, e che agli spettacoli sportivi di cui sopra si potrebbero aggiungere i grandi concerti di cui la regione è stata privata dopo che gli stadi di Udine e Trieste non possono più ospitarli.

E invece niente. Quell’apatia, denunciata nel 1920, regna ancora sovrana.

Ma cosa accadde, poi, nel secolo scorso? Lo testimonia un altro documento di Luciano Mazzon: una richiesta al regio commissario prefettizio, attraverso il Comune di Pordenone, all’epoca Provincia di Udine, per poter usufruire del terreno dell’ex maneggio vicino alle ex Casermette di via Molinari. L’atto riporta, tra le varie firme, quella del presidente dell’ospedale perché l’area richiesta era di proprietà degli amministratori della struttura sanitaria.

Da lì cominciò la grande cavalcata che, attraverso il Bottecchia, il “Friuli” e il “Rocco”, ci ha portati a Lignano. In attesa di un ritorno in città, nella nuova casa richiesta, sinora invano, da oltre un secolo.

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