La storia del Friuli attraverso i cognomi
di Maurizio Cescon
UDINE
Un grande affresco culturale e antropologico. Una vera e propria enciclopedia il libro “I cognomi del Friuli”, realizzato dopo anni di certosina ricerca dagli studiosi Enos Costantini e Giovanni Fantini. Il volume, oltre 800 pagine fittissime di nomi, riferimenti storici, spiegazioni etimologiche, studi geografici, dettagli curiosi, sarà presentato oggi alle 17 nel salone del consiglio della Provincia di Udine. Pubblicato da “La Bassa/LithoStampa” con il contributo della Regione (assessorato alla cultura, sport e relazioni internazionali) e con il sostegno delle Province di Udine e Pordenone e della Fondazione Crup, l’opera è stata coordinata da Danilo Ongaro.
Ricca e curatissima la parte dedicata alla classificazione e alle radici storiche. «La nascita del cognome - spiegano gli autori - non è facilmente databile in Friuli e probabilmente è avvenuta in “ordine sparso” a seconda delle località». In Italia la formazione dei cognomi avviene in un arco di tempo tra l’anno Mille e l’inizio del Trecento, ma è probabile che alcune aree isolate ritardino notevolmente. Il Friuli, in buona parte, rientra in queste zone “ritardatarie”. Il cognome, infatti, è un’esigenza che si manifesta quando la vita sociale si complica (commerci, burocrazia, fisco, polizia e altro). In Friuli, nel tardo Medioevo, la situazione economica e sociale è ben differente rispetto a città emporiali ed evolute come Venezia o Genova, dove l’uso del cognome, importante elemento identificativo, è già generalizzato nel XII secolo. Nelle nostre terre dobbiamo attendere fino al XIV secolo per vedere i primi, ancora rari, cognomi in cittadine dall’intensa vita economica, quali Gemona. Ma a Tolmezzo, per fare solo un esempio, il processo di formazione dei cognomi è in piena evoluzione ancora nel XV secolo. E nella zona di Forgaria, scrivono altri studiosi, in genere i cognomi si fissarono appena alla fine del XVI secolo.
Ampio spazio è stato dedicato alla classificazione dei cognomi presenti in Friuli. Molti di essi derivano da nomi di persona, in particolare dei santi, tipicamente “nostrani”. Come Ermacora (i cognomi Ermacora, Macor, Macorigh, Macoratti) e Canziano (i cognomi Cancian, Canciani, Coceancig, Coceani, Coceano, Cocianni). Alcuni hanno subito poi, nel tempo, trasformazioni grafiche o fonetiche che rendono irriconoscibile la derivazione da un nome proprio, come ad esempio Colautti o Colutta fanno riferimento al nome Nicola. Altra grande categoria deriva da mestieri, attività o cariche. Qualche facile esempio? Sono frequenti Fabbro, Del Fabro, Fabris, Cordaro, Rodaro, Scodellaro. Talvolta sono comprensibili solo per chi conosce il veneto o il friulano (Marangone, Calligaro) o il tedesco (Snaidero, Sostero). Alcuni possono rievocare i mestieri scomparsi (Pividori, il suonatore di cornamusa, Cimador, l’operaio che cimava i panni e Stringaro chi fabbricava stringhe). Per le cariche sociali un classico è Degano (diminutivo Deganutti) che deriva da decano o signore. In questo gruppo pure Mestroni, Del Mestre, Paron. Ancora ci sono i cognomi derivanti dalle caratteristiche fisiche o comportamentali della persona, numerosi e diffusissimi. Eccone alcuni: Moro, Moretti, Rossi, Bianchi, Negro, Cerno, per i colori di capelli o carnagione; Bassi, Basso, Dal Piccolo, Longo, per la statura; Grassi, Magri per le fattezze fisiche; Ciotti, Del Zotto, Cromaz, Gobitti, Del Gobbo, Sguerzi, per difetti fisici.
Vastissima la schiera dei cognomi che traggono origine da nomi di paesi, città, regioni come Aviani, Coseani, Flaibani, Pinzani. O quelli che derivano da microtoponimi (D’Agaro, Bearzot, Braida, Brollo, Brussa, Fontana, Fontanini, Piazza, Plazzotta, Zucchi, Zucco e tanti altri). Infine vi sono i cognomi derivati da nomi di oggetti (Campana, Corda, Piva) o da soprannomi o da nomi di animali. “Il libro dei cognomi” merita dunque una lettura approfondita, alla ricerca delle nostre radici.
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