La rivoluzionaria tesi del magistrato
Adesso forse che l’ha detto un magistrato, i friulani ci crederanno. Credere a cosa? Ma di avere una grande cultura. Per avere questa svolta epocale, c’è voluto il pubblico ministero di Trento, Marco Gallina, chiamato a decidere sulle infelici frasi di Paolo Villaggio. Archiviando il caso, ha definito opera mediocre il libro del comico genovese, . Mi dichi, non in grado quindi di ledere la reputazione e il prestigio di una cultura come quella friulana.
La querela contro Villaggio, proposta dalla Filologica friulana, e in particolare dal suo presidente Pelizzo, anche a uno sguardo superficiale, pareva assai bizzarra. Non credo possa essere il giudice a stabilire se una regione ha o meno cultura. Come non credo possa essere un giudice, e prendo a esempio il recente caso dello scrittore Gianrico Carofiglio contro il critico e editor Vincenzo Ostuni, a decidere chi è scrittore e chi no. In ogni caso, chiunque, preso volgarmente per i fondelli, come fa Villaggio con il Friuli, ma sicuro del proprio posto e della propria cultura, avrebbe tirato dritto, rispondendo con indifferenza a una provocazione dal respiro cosí corto. L’immagine, aleggiata da Villaggio, dei friulani come ubriaconi perennemente ruttanti è talmente abnorme e futile da non colpire piú nessuno.
L’Italia è il paese dei campanili, ogni comune ce l’ha con il comune vicino, e ognuno pensa agli altri secondo stereotipi che sono ormai solo didascalie dell’assurdo. Penso al Vernacoliere col suo odio per i pisani ormai assurti, al di là di ogni realtà, a vera a propria categoria dello spirito. Oppure agli stessi battibecchi qui in regione fra udinesi e triestini, colmi di stereotipi che svolgono una funzione di compensazione psicologica piú che di descrizione della realtà. Si tratta di tritissimi luoghi comuni non in grado di ledere chicchessia. Se ogni volta ci dovesse esser una causa, i nostri tribunali non dovrebbero decidere altro che se i napoletani sono veramente camorristi o i veneti veramente evasori. Insomma spero abbiano di meglio da fare.
Se qualcuno si è sentito leso dalle frasi di Villaggio, a mio parere ragiona secondo categorie sorpassate: vede nel Friuli qualcosa che non esiste piú: la piccola patria colonizzata, che deve difendersi dalla aggressioni di Roma, o di Vienna o di chissà chi. Un modello ormai inesistente da anni.
Il giudice, a mio modo di vedere, si è comportato in modo intelligente. Poteva archiviare la querela con poche righe, ma ha invece argomentato acutamente per due pagine, citando Pasolini e altri autori. I suoi argomenti sono in un certo senso la scoperta dell’acqua calda. Ma rischiano di diventare rivoluzionari in una terra come il Friuli. In sostanza cosa ci ha detto il Pm? Ci ha detto che fra Paolo Villaggio e la cultura friulana, è Villaggio, il grande attore, a essere mediocre, e il Friuli, la provincia, a produrre grande cultura. Ed è molto interessante anche quale cultura friulana il magistrato cita a esempio: la cultura di Pasolini, di Tomizza, di Sgorlon e di Cappello. La cultura quindi di adesso, o di poco piú indietro nel tempo. Non si cita l’Ottocento, non ci cita il vernacolo. Non ci citano le mille derive linguistiche, ma si cita la cultura viva, quella di adesso. Mi sembra una sentenza di straordinario spessore. Guardiamo finalmente a quello che siamo e buttiamoci alle spalle i vecchi rancori e i vecchi sensi di inferiorità.
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