La provocazione: «Corso intitolato a Cecco Beppe»

Petiziol (Mitteleuropa): «Si chiamava già così, restituiteci ciò che ci avete tolto». Il sindaco Romoli: «Parliamo pure di storia, ma da qui a intitolare una via al kaiser ce ne passa...»
Bumbaca Gorizia 06.03.2014 Corso Italia - Foto Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 06.03.2014 Corso Italia - Foto Pierluigi Bumbaca

GORIZIAArridatece Cecco Beppe. Per carità, nessun attacco di incontrollabile nostalgia. A Ronchi hanno già deciso: una piazzetta sarà dedicata alla memoria dell’imperatore, che elevò il paesello della Sinistra Isonzo al rango di borgata. E a Gorizia?

«Dopo cento anni, è corretto analizzare la storia da più punti di vista. Ma da qui a intitolare una via al Kaiser ce ne passa», stronca il sindaco Ettore Romoli.

Ma c’è chi non molla e, anzi, lancia una provocazione: «I tempi sono giusti e maturi affinché Gorizia pensi a dedicare una via a Francesco Giuseppe. Anzi, visto che la storia è tutta una nemesi, restituiteci quel che ci avete tolto: reintitoliamo corso Italia al Kaiser, com’era prima del 1919», invoca il presidente dell’associazione Mitteleuropa, Paolo Petiziol.

Del resto, i libri di storia non mentono: Gorizia è stata asburgica per più di quattro secoli, dal 1509 al 1918, nota come la Nizza d’Austria e considerata dalla famiglia imperiale e dall’aristocrazia di Vienna e dintorni come ideale luogo di villeggiatura.

Ancor oggi, in più d’una famiglia del Goriziano, c’è chi accanto alla foto della nonna e a quella del matrimonio conserva un’effige di Massimiliano, della principessa Sissi o dello stesso Franz Josef. «Ritengo che sia giunto il momento per Gorizia di dare un segnale d’apertura al proprio entroterra economico e culturale, a memoria del ruolo che la storia le ha consegnato, ponte tra il centro dell’Europa e i Balcani», sottolinea Petiziol.

Per il presidente dell’associazione Mitteleuropa, che da anni organizza la tradizionale Festa dei Popoli, non si tratterebbe di una provocazione all’insegna della nostalgia per la casa d’Austria: «Tutt’altro: sarebbe un segnale di distensione e di fratellanza. È cambiato il mondo, non possiamo sempre inseguire».

Peraltro Petiziol assicura che, oltre a Ronchi, diversi Comuni dell’Isontino hanno avviato l’iter per ricordare, con modifiche della toponomastica, Francesco Giuseppe o comunque il legame con l’Austria. «Tra questi anche Redipuglia, dove peraltro papa Francesco ha inteso commemorare i soldati austroungarici prima di recarsi al Sacrario: un momento che, più della stessa messa, ha fatto il giro del mondo».

Quindi la proposta: «È una provocazione, me ne rendo conto: ma sarebbe giusto restituire a corso Italia il nome originale, ripristinando l’intitolazione a Francesco Giuseppe», cala l’asso Petiziol. I nomi affibbiati negli anni all’arteria che dalla stazione ferroviaria sfocia in corso Verdi, del resto, fungono un po’ da cartina tornasole delle vicissitudini storiche del capoluogo isontino.

Nato proprio come via della Stazione, nel 1873 diventa corso Francesco Giuseppe per celebrare il venticinquesimo anniversario dell’ascesa al trono del Kaiser. Nel 1918, con la presa di Gorizia, diventa corso Vittorio Emanuele III e – dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 – corso Ettore Muti, aviatore e segretario del Pnf. Nei giorni dell’occupazione jugoslava diventa corso Tito e subito corso Roosvelt, prima dell’attuale (e definitiva?) denominazione.

E il sindaco che ne pensa? «È giusto evidenziare quella che è la realtà, luci e ombre della dominazione asburgica, che peraltro è stata fino al XIX secolo vissuta serenamente. Ma credo che da qui a intitolare una strada a Francesco Giuseppe ce ne passi».

Intanto, il Comune organizzerà una mostra dedicata proprio ai quattro secoli di dominio degli Asburgo: sarà inaugurata probabilmente in autunno al museo di Santa Chiara.

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