La Polonia dopo l'Electrolux vuole anche la Base Usaf FOTO

AVIANO. «Nelle decisioni che vengono prese gioca un ruolo molto importante anche il supporto offerto dalla comunità locale. Ad Aviano abbiamo ottime relazioni con le autorità locali». Un aspetto sul quale ha insistito ieri il comandante del 31° Fighter Wing di Aviano, brigadiere generale Jon A.Norman, incontrando i media in Base.
Momento delicato. Il momento è delicato per il futuro dell’aeroporto pedemontano: gli equilibri internazionali e gli ulteriori tagli al bilancio della Difesa americano dipingono scenari contrastanti. Taglio o potenziamento? L’alternativa proposta dallo studio commissionato dal Segretario della Difesa Usa alla Rand Corporation, colosso nel settore della ricerca strategica militare, non ammette scappatoie.
Una decisione è attesa oltreoceano in tempi stretti. Anche dal personale italiano – oltre 700 unità – per parte del quale anni fa s’era ipotizzato un trasferimento nei ruoli dell’amministrazione pubblica italiana nel caso di un trasferimento degli americani con chiusura della Base. Una soluzione drastica e nient’affatto indolore, che porterebbe con sè, alla luce dell’attuale situazione del nostro Paese, non poche incognite.
Effetto Polonia. Le strade pordenonesi si incrociano ultimamente in Polonia: quelle della Electrolux, ma anche quelle degli americani di Aviano. La politica estera del Paese ex Patto di Varsavia è particolarmente “aggressiva”, e non solo dal punto di vista economico.
«La Polonia – notizia comparsa nei giorni scorsi nel sito internet dell’Usafe – continua a costruire il suo rapporto con gli Stati Uniti per integrare le capacità operative nell’ambito delle forze aeree». Il governo Tusk è in prima linea nel sostenere questo progetto. Martedì è stato un giorno “storico” nella base di Lask, con la prima uscita congiunta degli F-16 dei due Paesi.
A Lask «su invito del governo polacco» dal 14 marzo sono stanziati 12 caccia del 555° Fighter Wing di Aviano e circa 200 militari statunitensi. Si tratterebbe di una missione di addestramento nell’ambito di un programma annuale di rischieramenti a rotazione con i gruppi di volo Usaf in Europa, avviato nel 2013, creando più di qualche perplessità e diffidenza in alcuni ambienti politici italiani: il timore è di uno sganciamento degli Usa da Aviano.
Sulla carta quella a Lask è una missione a tempo: di fatto, a tempo indeterminato. Nessuno sa quanto rimarranno in Polonia gli F-16 del 31° Fighter Wing. «Staremo quanto la Nato ci chiederà di stare» ha affermato il comandante Norman, aggiungendo: «Nel caso la missione dovesse durare a lungo, ci sarà un avvicendamento tra reparti».
E ha puntualizzato: «L’Air Force riconosce certamente l’importanza della partnership con l’Italia. Il generale Breedlove (ex comandante ad Aviano, dal 2013 a capo delle forze alleate nella Nato, ndr) riconosce sicuramente l’importanza della nostra presenza qui». Una presenza strategica riaffermata a marzo dal generale Frank Gorenc, comandante Usafe-UsAfrica. Parlando ai militari di Aviano aveva ribadito l’importanza di Aviano «per la missione della Nato».
Programmi in corso. Uno scambio di battute a tutto campo quello tra il brigadiere generale Norman ed i media (all’incontro di ieri erano presenti il comandante italiano del Pagliano e Gori, colonnello Valentino Savoldi, ed il “padre” del progetto Aviano 2000, colonnello Gari LaGassey).
Si è parlato di rapporti con le comunità locali da rinsaldare ulteriormente (nel 2013 sono stati 71 gli eventi che hanno coinvolto statunitensi, l’obiettivo è di raddoppiarli) e del ruolo dei comandanti onorari («Programma nel quale contiamo moltissimo»).
Attenzione puntata sulla sicurezza, sul supporto esterno in caso di emergenze nel territorio, ma anche sull’Adunata degli alpini a Pordenone («Siamo pronti a dare il nostro contributo nel momento in cui ci verrà richiesto, d’intesa con il comando italiano: i nostri volontari sono a disposizione per qualsiasi necessità»).
Un cenno, infine, alle missioni future. Polonia a parte, gli F-16 avianesi si rischiereanno prossimamente in Romania, ed in autunno si sposteranno a Ghedi, per esercitarsi con i Tornado “nucleari” dell’Ami.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








