La piazza che divide Tarcento, la "perla del Friuli": sarà il banco di prova per le elezioni

Dopo 40 anni di inerzia il piano per l’autostazione sta per diventare esecutivo, ma è terreno di scontro
Alessandra Ceschia

TARCENTO. Là dove un tempo il palazzo della pretura, incorniciato dalle sue eleganti bifore, sfidava i nitidi volumi del teatro comunale, accarezzati dallo sferragliare del tram bianco, oggi auto e pullman si aggrovigliano nel periplo di Piazza Libertà. La furia devastatrice del terremoto e l’inerzia ultradecennale hanno tradotto quello spazio urbano in un vuoto carnoso della città che, nel tempo, ha perso ordine e identità.



La necessità di nobilitare il salotto buono della “perla del Friuli” ha messo d’accordo cuori e menti, ma da quando, nell’autunno del 2017, quella missione è apparsa intimamente connessa alla realizzazione dell’autostazione, sono iniziate le divisioni e le battaglie politiche che hanno scardinato gli assetti dell’amministrazione e dell’opinione pubblica, fino all’approvazione della variante 40, il “contenitore” che ha traghettato il Centro di interscambio modale regionale in un corpus di norme urbanistiche che, con la ratifica in Regione, sarà legge.

Bersagliata da una raccolta di oltre 500 firme e dal fuoco di sbarramento dell’opposizione consiliare che ha trascinato anche pezzi della maggioranza, la variante incombe sul paese e sul sindaco Mauro Steccati, che la minoranza accusa di scarsa trasparenza. «Oggi la piazza è occupata da auto e corriere – sintetizza il sindaco – vogliamo restituirla alla cittadinanza rendendola pedonale con sedute e piante, spostando i parcheggi sul lato in cui intendiamo realizzare la fermata delle autocorriere». Su questi binari si è inserito uno studio di fattibilità che, nel tempo, ha cambiato pelle e versioni, tenendo però fede agli obiettivi primari: dare funzionalità alla circolazione dei mezzi e alle aree di sosta, riparo a chi attende i bus, sicurezza agli utenti. Lo studio si porta in dote «una sala d’attesa a un piano coperta con tetto a verde di 50 mq per l’utenza, con biglietteria, servizi igienici e pensiline per l’attesa» spiega l’assessore all’Urbanistica Giuseppe Fasone che annuncia un incremento dei posti auto con possibilità di ricarica elettrica e nuove essenze arboree. Steccati lo declina come «un percorso lungo all’insegna del confronto con Regione, Saf, consiglio comunale e cittadini dopo decenni di immobilismo». Ma sul tema del confronto si leva il dissenso di quanti reclamano il mancato coinvolgimento. Fra loro la consigliera di maggioranza Nadia Dri, che quella variante non l’ha voluta votare: «Non l’ho votata perché conteneva il progetto per l’autostazione di cui ho chiesto inutilmente lo stralcio – mette in chiaro –; di questo progetto si è parlato poco e male. La gente non lo vuole, non in piazza, dove si esproprieranno 3.700 metri quadrati di superficie con un costo mai quantificato per realizzare un’opera che avrebbe un senso accanto alla stazione dei treni, non di certo in centro. Ho agito rappresentando la gente che mi ha votata e che, pur di fermare il progetto, voleva un referendum – chiude Dri –, ci penseranno le elezioni comunali».

Walter Tomada di “Patto per l’autonomia” motiva il no, proprio e dei colleghi dell’opposizione in Consiglio, eccependo su forma e sostanza dell’iniziativa e chiamando in causa 7 riserve regionali vincolanti «che in molta parte hanno accolto i nostri rilievi» aggiunge. Per Tomada, il vulnus riguarda «un progetto anacronistico e sovradimesionato per l’autostazione in centro al paese, un’opera da 800 mila euro. Troppi, senza contare costi di gestione mai preventivati, un fardello che graverebbe sulle tasche dei tarcentini per decenni». Tomada contesta l’idea che l’autostazione possa riqualificare il centro: «Sono strutture che spesso presentano aspetti di degrado», segnala. Poi punta l’indice su zone opache che l’iter, approdato in aula il 22 maggio, ha attraversato: «L’opposizione all’esproprio di un’area avanzato da un privato che chiedeva la riadozione del piano in autotutela, rischiava di provocare un contenzioso al Comune. A evitarlo siamo stati noi – esordisce –. C’è stata poi questione del potenziale conflitto di interessi del sindaco dal quale attendiamo risposte, in quanto proprietario di un immobile nell’area in cui è stata cambiata destinazione urbanistica. Il piano particolareggiato imponeva ai privati, fra loro il sindaco, parcheggi che ora saranno realizzati con soldi pubblici. Volevamo fugare ogni ombra, ma in aula il sindaco si è astenuto sulla pregiudiziale».

Steccati respinge con decisione le accuse pur rispettando – evidenzia – chi non apprezza la soluzione urbanistica suggerita dalla giunta: «Sono un amministratore – sbotta –, dopo 40 anni qualcuno doveva pur intervenire a risolvere questo vuoto urbano, una soluzione – è la chiosa – che molti apprezzano. Quanto a me, non esiste alcun conflitto di interessi e non ho problemi a dimostrarlo, carte alla mano» promette. Poi bacchetta la minoranza: «Mi accusano di aver nascosto le carte, in particolare un’opposizione dell’Indegil Srl, ma quella lettera fu spedita a un anno dalla scadenza dei termini per presentare le opposizioni, per questo non è stata inserita nel fascicolo».

Laura Gritti portavoce del comitato spontaneo che ha avviato la petizione, condanna l’operato dell’amministrazione comunale: «Hanno lavorato per questa autostazione con competenze al minimo, non hanno mai ascoltato la gente, dimostrando poco buonsenso e tanta arroganza. Hanno accettato di discutere solo sul progetto, ma noi rifiutiamo il luogo, non la forma. Non è concepibile in piazza una stazione intermodale con sosta prolungata dei bus, lo sarebbe in un’area limitrofa alla stazione ferroviaria, quella di via Pascoli di fronte scuole medie o di via Dante, invece si è voluto ragionare solo su questa piazza, abbandonata e trasandata, che andrebbe rimessa in sesto e dotata di un parco, non certo riempita di traffico e gas di scarico, pensiline e bagni pubblici che sono fonte di degrado».

Una posizione condivisa da Carlo Sala, proprietario di un immobile in quell’area: «Non capisco perché nelle città si tenda a decentrare queste strutture e invece a Tarcento si concepiscano in centro, progettando giganti al cospetto dei quali la piazza diventerà suddita».

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