La parola a Giovanni, il testimonial di Bolzonello: «Per lui migliorarsi è la parola d’ordine»

UDINE. Se lo ricorda da ragazzino dietro al banco del negozio di alimentari dei genitori. «Io frequentavo il liceo scientifico a Pordenone e lui era già impegnato ad aiutare la famiglia e a lavorare sodo». Se lo ricorda poi giocare con il Don Bosco. E proprio lì, su quel campo di calcio, che anni dopo l’amicizia tra Giovanni Franchin, oggi direttore del Cro di Aviano e Sergio Bolzonello, candidato presidente del centrosinistra, si rafforza. In campo ci sono i loro figli. «Quella di Sergio per il calcio – racconta – non è una semplice passione di un tifoso, ma di un grande conoscitore dello sport come fenomeno sociale attraverso cui interpretare la società». Insieme hanno condiviso dieci anni in Consiglio comunale a Pordenone. Quando ha concluso il suo secondo mandato da sindaco gli ha regalato il libro “Io sono Achille” di David Malouf. «È da sempre un grande lettore e conoscitore di autori importanti – dice Franchin – e ha un amore sconfinato per la lettura. Ed è anche un intenditore di Tex Willer».
Sergio che non si accontenta mai del risultato raggiunto. Che punta sempre ad alzare l’asticella. «Di lui mi ha sempre colpito questa sua grande volontà di migliorarsi continuamente – spiega – non riesce a vedere le cose se non in termini di divenire. Lui non si ripete mai e questo non è da tutti. Perché sono pochi quelli veramente disposti a migliorarsi. Sergio dà il massimo, sempre, 24 ore al giorno perché lui sa che cosa significa faticare».
La passione per il calcio, per i libri («adesso sopratutto di poesie, ama leggere Pierluigi Cappello»), per il territorio. «Basta accompagnarlo in corso Garibaldi per capirlo – racconta Franchin –. È un amore sincero e profondo e non solo per il pordenonese ma per tutto il Friuli». Quell’amicizia nata sui campi di calcio negli anni è diventata un rapporto profondo, fatto di stima e fiducia reciproca. «Sergio ti dice in faccia quello che pensa – racconta il direttore – e a volte, lo ammetto, può avere un carattere un po’ spigoloso ma ha sempre avuto il coraggio di chiedere scusa, cosa non molto frequente».
La sua qualità principale? gli chiediamo. «Senza dubbio – risponde – è la sua capacità di essere sensibile al dolore. E io lo vedo ogni volta che viene al Cro per trovare e salutare delle persone che conosce. Ha una grande sensibilità per chi è più fragile e riesce a partecipare alla sua sofferenza in modo genuino e sincero, assolutamente non retorico. Questo lo si percepisce subito». E il difetto? «Non ho dubbi, la sua “fede” milanista che non condivido affatto da tifoso dell’Udinese» aggiunge sorridendo.
Se li ricorda bene i dieci anni di Bolzonello alla guida della città di Pordenone «vissuti con la sua incredibile energia, con la capacità di saper gestire le più diverse situazioni, con la sua grande sensibilità, con la sua capacità di fare squadra». «E devo dire – aggiunge – che ha sempre avuto un grande sostegno dalla moglie Patrizia e dalla sua famiglia». Se lo ricorda quando, emozionato, nel 2002 conferì a Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, la cittadinanza onoraria di Pordenone. E ancor di più quando l’ex senatrice a vita gli disse: «Quello che avete fatto per me è bellissimo, la sua è una splendida città che mi ha accolto generosamente». «Sergio – dice – è stato un ottimo amministratore per Pordenone e sono sicuro che lo sarebbe per l’intera comunità friulana». Punta a migliorarsi, del resto. Sempre.
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