«La pacificazione tra generazioni rilanci le riforme»

UDINE. Il rottamatore che si affida a un rottamabile che a sua volta ebbe un ruolo importante come rottamatore. Non è un gioco di parole, ma il riassunto del capolavoro di ingegneria politico-istituzionale sfociata nella nomina al Colle. Renzi ha voluto al Quirinale un grande vecchio della Prima repubblica che a sua volta ebbe un ruolo importante nella fine della Balena bianca, proprio e anche in virtù della legge elettorale chiamata Mattarellum.
Ma nel contempo il premier ha sparigliato le carte, togliendole dal pantano ideologico e ha creato una sorta di ponte ideale che bypassa la Seconda, per unire Prima e Terza repubblica. Al punto che i grandi ex come i friulani Giorgio Santuz, Ferruccio Saro, Michelangelo Agrusti, Piergiorgio Bressani e Mario Toros possono oggi brindare con Paolo Coppola e Debora Serracchiani per un cincin tra padri e figli se non addirittura tra nonni e nipoti. Un brindisi, anche, che festeggia non soltanto la ritrovata compatezza dei democratici, ma anche e forse soprattutto l’ultima spallata alla cultura dei primi anni ’90 dove s’era rischiato di far sparire l’acqua sporca e il bambino favorendo la nascita di una nuova ventata manichea.
«La chiave di lettura di questa elezione - afferma il deputato Pd, Paolo Coppola – è che Mattarella è annoverabile tra quelli che hanno portato alla nascita di questo Pd ed era nello stesso flusso del pensiero renziano. In questo percorso c’erano due correnti: quella dei post comunisti che voleva reiterare il controllo del partito e quella che voleva creare qualcosa di nuovo. Dentro quest’ultima c’era a pieno titolo anche Mattarella».
«Prima, Seconda, Terza o anche Quarta. Lo sa soltanto Dio in quale repubblica siamo arrivati. Il ragionamento è però più facile di quello che si pensi». Parola dell’ex ministro Giorgio Santuz che fu nel governo Goria assieme a Sergio Mattarella. «La verità è che Renzi, le cui intuizioni politiche sembrano davvero d’altra repubblica, pardon, di altri tempi, ha voluto ripescare - insiste Santuz - non tanto un personaggio con un pedigree più che ragguardevole, ma, soprattutto, un uomo della modernizzazione. E gli uomini che stanno da quella parte non vanno rottamati, anzi, torneranno più che utili per portare a compimento le riforme istituzionali».
Come ci tiene a sottolineare il presidente della Camera di commercio di Udine, Giovani Da Pozzo, Renzi ha fatto bingo perchè ha inferto un altro colpo a un luogo comune. «La scelta di Mattarella – precisa meglio - è un tributo alla professionalità che non s’inventa e che spesso non è legata alla carta d’identità. È chiaro che sarebbero potute scattare candidature di maggiore forza a livello economico internazionale, ma l’equilibrio istituzionale di questo presidente potrà essere di grande aiuto per tutti».
Il mondo economico plaude di fatto a questa elezione se non altro perché i “numeri” fanno balenare una sorta di tregua che potrebbbe preludere a una stagione più fervida. Un passaggio questo in cui si addentra l’analisi di Luigino Pozzo, presidente di Pmp industries. «Credo che siamo tutti d’accordo sul fatto - argomenta Pozzo - che l’Italia oggi ha bisogno delle riforme, siano esse istituzionali o quelle che vanno a incidere sul mercato del lavoro. Dunque la presenza di un Capo dello stato autorevole che conta di fatto su un largo appoggio è in grado di offrire sicuramente quell’equilibrio al sistema politico che serve poi a rimettere in moto anche gli ingranaggi dell’economia». Insomma, Mattarella è appunto l’uomo ideale per aggiustare i cocci di un sistema politico che si era frantumato in nome del vecchio e del nuovo, delle varie repubbliche e del manicheismo ideologico.
Anche l’ex presidente regionale di Confindustria, Alessandro Calligaris, si dice certo che Mattarella «è un uomo che avrà sicuramente la capacità di essere al tempo stesso moderato ma anche concreto nel voler affrontare quelle riforme in grado di dare un’accelerazione al Paese che tutti da tempo auspicano. Le nostre aspettative - insiste - sono quelle che tutti conosciamo. Per questo auspico che Mattarella diventi davvero il garante e anche il vigile super partes dell’attività dei nostri governanti». Sì, lo strappo con un certo passato questa elezione lo ha provocato.
«Si è ricorsi a Mattarella - è la chiave di lettura dell’ex deputato diccì, Michelangelo Agrusti - perché la Seconda repubblica non è stata in grado di produrre una vera classe dirigente che abbia nel tempo costruito profili morali e istituzionali di grande livello. Ricordo che si è dovuti ricorrre a persone come Carlo Azeglio Ciampi. Quello che voglio dire è che probabilmente più volte si è dovuto ricorrere a personalità importanti della Prima repubblica, ammesso che sia esistita la Seconda. Anzi, a questo punto dico che c’è stata una Prima repubblica che non è ancora finita».
Pure Agrusti si dice convinto che Mattarella, pur essendo transitato in Parlamento senza fare chiasso, è stato «senza dubbio uno dei grandi artefici del tentativo di rinnovamento della Dc che con De Mita aveva tentato di creare una “cosa” altra e più moderna rispetto alle nuove esigenze del Paese». Mattarella, dunque, uomo di Stato, politico moderato, ma allo stesso tempo con una personalità politica che ha guardato sempre molto avanti. Per questo è riuscito a mettere d’accordo padri e figli, o nonni e nipoti che dir si voglia.
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