La nuova legge è ferma: nei giorni festivi negozi sempre aperti

Manca l’ok del Governo: lunedì 25 aprile e domenica 1º maggio nessuna chiusura. Non c’è obbligo di lavorare e i sindacati rinunciano allo sciopero
Primo giorno di saldi invernali al centro commerciale Porta di Roma, 5 gennaio 2016. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Primo giorno di saldi invernali al centro commerciale Porta di Roma, 5 gennaio 2016. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Elena Del Giudice

UDINE. Il 25 aprile negozi chiusi. E invece no. Il Friuli Venezia Giulia, unica regione in Italia, ha deciso di disciplinare la materia imponendo la chiusura dei punti vendita durante 10 festività – tra le quali il 25 aprile e 1º maggio – dotandosi di una legge (già pubblicata), ma di fatto non ancora entrata in vigore.

Attende, infatti, il pronunciamento del Governo, che potrebbe impugnarla. Ma non è dato sapere quando l’atteso esame sarà compiuto, stante i tempi certamente non solleciti dell’esecutivo nazionale.

Quindi lunedì, 25 aprile, e domenica prossima, Primo Maggio, la Grande distribuzione organizzata, Gdo - perché è soprattutto lei l’interessata - è legittimata ad alzare le serrande e chiamare a raccolta i propri dipendenti anche in Fvg.

A farlo saranno in molti, come il Città Fiera, Eurospar e Despar, Conad e Panorama, Lidl, Self, Obi e anche Decathlon.

Non si sa invece quanti “piccoli” opteranno per aprire i punti vendita.

A rendere potenzialmente difficoltosa l’apertura festiva è una sentenza, molto recente, che ha messo all’angolo la Gdo accogliendo il ricorso di tre commesse che si erano rifiutate di lavorare durante le festività infrasettimanali, venendo anche sanzionate per questo.

Ma il giudice ha dato loro ragione pronunciando una sentenza per molti versi innovativa, che fissa alcuni principi, e diritti, dei lavoratori.

Grazie a quella sentenza in Friuli Venezia Giulia i sindacati hanno optato per non proclamare lo sciopero della categoria in questi giorni, 25 aprile e 1° maggio, anche se in calendario ce n’è un altro già previsto per il 6 maggio (ma ne parleremo più avanti).

La scelta dello sciopero era stata utilizzata in passato per assicurare ai lavoratori del settore una “copertura” nel caso in cui non intendessero prestare servizio in questi giorni, senza ingaggiare una battaglia con l’azienda.

«La sentenza - spiega Diego Marini della Fisascat Cisl - chiarisce che il lavoro nelle festività infrasettimanali non è un obbligo, e quindi chi non vuole accettare l’invito, può legittimamente dire di no».

Per cui niente sciopero in Fvg, scelta che invece hanno compiuto i sindacati di altre regioni, come l’Emilia Romagna, la Toscana e l’Umbria che all’insegna dello slogan “La festa non si vende” rilanciano la campagna contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio, di negozi e centri commerciali.

Invitando allo “sciopero dello shopping” nelle medesime giornate, Fisascat, Filcams e Uiltucs esortano i lavoratori a incrociare le braccia in negozio e a optare per la partecipazione alle manifestazioni per celebrare la Festa della Liberazione e quella del Lavoro.

A livello nazionale un tentativo di arginare l’avanzata dei grandi centri commerciali che sembrano puntare con determinazione verso le 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, c’è stato con un disegno di legge che punta a limitare le aperture festive.

Disegno di legge che si è però incagliato: dopo l’approvazione alla Camera del settembre 2015, ora giace abbandonato in Senato.

Le nuove regole parlano di un massimo di 6 festività l’anno in cui si possono aprire le attività commerciali, mentre non definisce limiti per le aperture domenicali e nulla dice sulle aperture 24 ore su 24.

In attesa della ripresa dell’iter legislativo nazionale, restano in vigore le liberalizzazioni varate dal governo Monti. In Fvg come nel resto d’Italia, sia pure per ragioni diverse.

«Noi abbiamo voluto dare un segnale preciso - ricorda il vicepresidente della Regione Fvg e assessore alle Attività produttive - e non a caso ci siamo dotati di una legge, unici in Italia. Attendiamo che il governo la valuti e agiremo di conseguenza».

Come dire che se - come probabile - dovesse arrivare l’impugnazione, «noi difenderemo il nostro provvedimento». Tra i contrari c’è Federdistribuzione, l’associazione di riferimento della Gdo, che non ha gradito la legge regionale minacciando ricorsi. Azioni legali al momento pare non siano partite.

Del resto non avrebbe senso muoversi in anticipo sul governo che potrebbe “cassare” la norma friulana rendendo inutile il ricorso al Tar.

Venendo alla sentenza che sta facendo scuola, è stata emessa dal Tribunale di Rovereto chiamato a pronunciarsi da tre commesse che si erano rifiutate di prestare servizio nei giorni festivi.

Non di domenica, ma in quei giorni “canonici” come Natale, Capodanno, Pasqua, 25 aprile, 1° maggio... Il loro rifiuto era stato anche sanzionato dall’azienda, ma le tre donne non si sono arrese e hanno fatto ricorso al giudice chiedendo anche l’annullamento delle clausole contrattuali sottoscritte al momento dell’assunzione che le avrebbero vincolate per sempre ad accettare, se richiesto, di lavorare in una delle giornate festive stabilite nel contratto.

Per il giudice i lavoratori hanno invece il diritto di astenersi dal lavoro in occasione delle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose. E se nel contratto la clausola c’è, questa va annullata perché inaccettabile, perché non si può vincolare un lavoratore per tutta la vita ad una scelta che deve poter cambiare, così come cambia la vita delle persone.

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