La liberazione 75 anni fa con Romano il Mancino e i suoi “Diavoli rossi”

san giorgio di nogaro

Il primo maggio di 75 anni fa San Giorgio di Nogaro veniva liberata dal partigiano Romano il Mancino e dai suoi “Diavoli rossi”, dal giogo nazifascista. A ricordarlo è stato venerdì l’ambientalista Paolo De Toni, con un’incursione in bicicletta per le vie del centro “armato” di altoparlanti che diffondevano le note di “Bella ciao”.

In Friuli il peso della guerra gravava sulle spalle dei patrioti e mentre le grandi città di Veneto e Lombardia festeggiavano già la libertà, il Friuli diveniva un immenso campo di battaglia: qui era iniziata la Resistenza e qui doveva finire. E sempre qui si concentravano i resti delle armate tedesche dei fronti italiano e balcanico, dei fascisti, di cosacchi e caucasici e dei domobranci e cetnici jugoslavi, che in patria non avrebbero trovato pietà. Furono 15 giorni tremendi, quelli vissuti nel terrore dai civili dal 15 aprile al 10 maggio 1945.

Il 30 aprile furono trucidati a San Giorgio di Nogaro due osovani e un civile nella zona del cimitero. E in quegli stessi giorni il battaglione dei “Diavoli rossi” garibaldini agli ordini di Romano il Mancino liberò Palmanova, Rivignano, Varmo e Pocenia. Il 1° maggio entrarono anche a San Giorgio di Nogaro e Porpetto. “Romano” rastrellava i fascisti ritenuti colpevoli e li trasferiva a Gorizia per i processi (conclusisi poi con l’amnistia). Tra il 2 e il 3 maggio arrivavano gli Alleati, accolti con grande affetto dalla popolazione. Intanto, sempre il 1° maggio, la quarta armata dell’esercito jugoslavo e il IX Corpus sloveno entrarono a Trieste e attaccarono i tedeschi arroccati nel castello. I quali si arresero il giorno successivo: non agli jugoslavi, ma alle unità neozelandesi. —

F.A.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto