La lezione di Clini sulla laguna
La bonifica e il dragaggio in Friuli Venezia Giulia sono stati per anni attività assistenzialistiche il cui scopo reale è stato distribuire denari a un sistema di imprese tramite un apparato burocratico che ha danneggiato, alla lunga, il sistema industriale regionale e il territorio, fallendo la missione per la quale erano stati avviati. Per tale ragione il Governo ha deciso di cancellare la figura di commissario straordinario per la laguna di Grado e Marano e di rivedere altri accordi dello stesso tipo.
L’origine di questa distorsione, durata una decina di anni, è stata l’errata perimetrazione delle aree inquinate o insabbiate. E a commettere gli errori sono stati gli attori del territorio che oggi reclamano a gran voce un ritorno alla greppia commissariale. Il loro sbaglio è stato intenzionale, poichè immaginavano che a una perimetrazione più vasta corrispondesse una maggiore elargizione di fondi pubblici. Dunque, per dirla con altre parole, si sono inventati zone in condizioni ambientali critiche sovradimensionandole e rendendo, con ciò, irrealizzabile il processo di ripristino.
Non lo ha detto così, ma questo ho capito, ieri pomeriggio, dalle parole misurate del ministro per l’Ambiente Corrado Clini. Il Friuli Venezia Giulia, tanto a Udine quanto a Trieste, ha ordito una tela di Penelope che ha acconsentito, per citare ancora la laguna di Grado e Marano, di spendere un centinaio di milioni senza aver affrontato definitivamente l’interramento dello specchio d’acqua e la ripulitura dagli inquinanti industriali. Dunque di tutto si può parlare tranne che di accanimento della Magistratura davanti all’apertura di fascicoli che vedono indagati gli ex commissari Paolo Ciani, Gianfranco Moretton e Gianni Menchini per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. Come si vede dai nomi, destra e sinistra sono egualmente rappresentate dentro il meccanismo insano al quale solo la crisi economica ha consentito di porre fine. Il ministro ha chiarito infine che è tempo di stroncare la prassi che fa diventare terra e pietrisco rifiuti speciali ad alto costo di smaltimento.
La fotografia dello sperpero di finanziamenti pubblici è stata scattata davanti a una platea di industriali, politici regionali e studenti nel corso dell’assemblea di Confindustria Udine. Durante gli interventi sia il presidente della Provincia, Fontanini, sia il presidente degli imprenditori, Luci, avevano fatto cenno alla necessità di risolvere alcune delle “emergenze” ambientali del Friuli: la laguna e anche l’analogo errore di perimetrazione della zona industriale Aussa-Corno nonchè la riqualificazione dell’area Caffaro. Ma l’impressione è stata che tutti avessero qualcosa da chiedere al ministro mentre questi è stato lesto nel chiarire che prima che a Roma il Friuli deve guardare in casa propria. Una vera lezione di Autonomia alla classe dirigente della Regione autonoma.
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