LA LETTERA DEL GIORNO Non sempre l’inglese è necessario

 

Sono uno che ama lo sport, in special modo su due ruote e seguendo il giro d’Italia ho notato che le spiegazioni scritte nella didascalia sottostante è in inglese, premetto che non ho niente contro tale lingua (anche se è la piu parlata nel mondo), ma il giro è italiano e io sono italiano e non sono propenso a dover pagare un traduttore a ore per capire cosa ci sia scritto. Già dobbiamo sopportare tutte le terminologie che sono dette in televisione, sui giornali, da politici o manager o quant’altro in inglese, però se devo sopportare anche quanto sopra detto mi sembra un po’ troppo. Non lo so, forse mi starò sbagliando ma se roviniamo in questa maniera la “bellissima” lingua è semplicemente una vergogna e fra qualche tempo l’italiano, come ha detto un politico del nord Europa, la lingua italiana sarà la lingua dei poveri: chissà se è la verità.

Lorenzo Pittioni

Udine

La risposta di Gervasutti

C’è un po’ di confusione nella lettera di Lorenzo Pittioni, ma spero di avere capito bene se attribuisco al lettore una volontà di difesa della lingua italiana e mi associo. E’ vero che la lingua inglese è diffusa in tutto il mondo e proprio per questo sta soppiantando, lentamente ma con costanza, le lingue locali. La ragione è semplice: il mondo - grazie alle tecnologie e alla rapidità della comunicazione - sta diventando sempre più piccolo. I contatti tra i popoli disseminati nei continenti sono diventati quotidiani, il che rende necessario un linguaggio universale per favorire la comprensione e quindi accelerare le decisioni, le trasmissioni, gli spostamenti, i trasporti. Essendo l’inglese la lingua più diffusa per il ruolo avuto nei secoli dal Regno Unito, è abbastanza logico che essa stia diventando un patrimonio internazionale comune al quale non si può rinunciare se non si vuole essere confinati in un angolo. Che questo avvenga senza che qualcuno se ne occupi (o se ne preoccupi, come il signor Pittioni) lo darei per scontato, perché, come si suol dire, di necessità bisogna fare virtù. A questo punto, però, è comprensibile anche il rammarico di chi non accetta volentieri l’idea che le lingue locali subiscano l’influenza dell’inglese a causa dell’evolversi di una realtà caratterizzata dalla scienza e dalla tecnologia più che dalla letteratura umanistica. Non sono d’accordo, ovviamente, con quel politico del nord Europa che prevede per l’italiano lo squallido ruolo di lingua dei poveri; gli ricorderei sommessamente che una lingua, quando annovera una Divina Commedia e tante altre opere di ineguagliabile grandezza non potrà i impoverirsi, perché la cultura non potrà mai morire: non è un caso se il latino è ancora materia di studio.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto