LA LETTERA DEL GIORNO Il diritto alla sicurezza è un’urgenza

Caro Gervasutti, vedo che lei segue le varie faccende che accadono in questa nostra Italia che sta cambiando i connotati. In questi giorni, passate le baruffe tra i partiti per darci un Governo (quello di Letta non so quanto potrà durare), la stampa si è molto interessata delle donne ammazzate da mariti, figli o compagni e poi abbiamo letto della tragedia del picconatore a Milano, che ha ucciso due persone che neppure conosceva.

Mi piacerebbe avere la sua opinione sui tanti delitti che sconvolgono l’Italia, ma lei pensa che il Governo sia in grado di prendere i dovuti accorgimenti per rendere la vita delle persone per bene un po’ meno rischiosa? Non conosco il numero delle vittime, ma credo che sia molto alto, sicuramente più di quanto lo era in altri tempi. La gente non ne può più e la capisco, perché ciò che capita oggi a te può capitare domani a me.

Non si tratta di badare soltanto al proprio particolare, ma di tutelare la vita delle persone per bene, che ce ne sono tante. Grazie dell’attenzione.

Guglielmo Pedrotti, Cervignano

Risponde Sergio Gervasutti

Non conosco neppure io il numero dei delitti che ogni giorno infestano il nostro Paese, ma ha poca importanza: siamo tutti consapevoli che lo scadimento dei valori fondanti di una civiltà degna di questo nome è la causa principale del diffondersi di un malessere sempre più diffuso.

Non è facile individuarne le ragioni, che sono tante, anche se personalmente resto dell’opinione che all’origine di questa preoccupante situazione sia l’ampliarsi di un terreno favorevole al dilagare della criminalità più o meno organizzata. Il guaio peggiore è che lentamente, ma con costanza ci stiamo quasi abituando a una decadenza morale che si manifesta in molti modi e in ogni livello sociale.

Con ciò non intendo dire che, per esempio, sia colpa del sindaco se un pazzo uccide a picconate due passanti per strada, però si dovrebbe incominciare a rivedere i livelli di tolleranza o di comprensione che portano a drammatici risultati.

Mi consenta, signor Pedrotti: ci rendiamo tutti un po’ colpevoli quando tolleriamo certi linguaggi, o non reagiamo a taluni comportamenti, o quando un’esasperata competizione confonde il bene con il male, o, infine, ci dimostriamo propensi più a piegare la schiena che a farsela spezzare. Mi soffermo su un altro esempio, banale forse, ma ugualmente significativo. Giorni fa è morto a 76 anni Luciano Lutring, esponente della “mala” milanese di trent’anni fa, condannato innumerevoli volte per le centinaia rapine compiute “senza ammazzare nessuno”.

Ebbene, gli articoli che davano conto della vita e della morte del personaggio sembrava riguardassero il vincitore del premio Nobel. Il mondo della comunicazione (giornali, televisioni, internet e quant’altro) ha un ruolo fondamentale nell’evoluzione della società, sempre più disposta a chiudere un occhio e talvolta anche due quando i nodi vengono al pettine. Non affronto il discorso della linea politica auspicabile per fronteggiare la situazione, sarebbe troppo complicato; mi limito a ricordare che tra le urgenze da affrontare nel Paese c’é anche il diritto alla sicurezza.

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