LA LETTERA DEL GIORNO Da Grillo ciò che serve al Paese?

Leggo la sua rubrica con grande attenzione, ma non mi pare di aver trovato grandi riferimenti al Movimento 5 Stelle che rappresenta per me una vera novità. Lei come lo giudica? E cosa pensa che accadrà in Friuli? Sono stato fin dall’inizio un sostenitore di Grillo, che interpreta un bisogno reale dell’Italia di voltare pagina. Alcuni comportamenti mi preoccupano un po’, come la cacciata di alcuni militanti troppo esuberanti e gli insulti a un cronista di Rebubblica che ha fatto notare come nessuno dei parlamentari regionali siciliani si sia ridotto lo stipendio, com’era stato promesso. E’ vero che ci sono difficoltà burocratiche e fiscali per farsi tagliare la paga, ma perchè insultare un giornalista? Se è vero che Grillo non ama i giornalisti non è meglio ignorarli piuttosto che, scusi la parola, sputtanarli? Io non amo molto la vostra professione, ma riconosco che di informazione c’è sempre bisogno anche quando non ci piace quello che racconta.

S. D. P. Spilimbergo

Risponde Sergio Gervasutti

Mi è simpatico il nostro lettore spilimberghese, anzitutto perché i giornalisti gli stanno sulle scatole: concordo; poi perché è affezionato, diciamo così, a Beppe Grillo, ma nutre nei suoi confronti dubbi e perplessità: qua la mano.

Lascio da parte la questione dei giornalisti, perché parlarne implicherebbe rinfocolare la libertà di stampa, una frittatina alla quale ricorrono quanti sanno più leggere che scrivere; io penso che in Italia ci sia sin troppa libertà di comportamento e che un giudizio debba venire dalla vendita nelle edicole. Su questo argomento non mi trovo dunque molto lontano da Grillo, che tuttavia mi è insopportabile non per come giudica i giornalisti, ma per l’atteggiamento ostentato per tutto ciò che fa e dice: chiacchiere, invettive, luoghi comuni, improperi, battute, il tutto sapientemente gestito da attore qual è, con ritmiche scosse del testone e grugniti vocali post-operatori. Non ritengo siano da includere nell’attività politica i discorsi che fa, ammesso e non concesso che si tratti di discorsi e non della scoperta dell’acqua calda. In sostanza, cos’è che rivendica questo nuovo leader?

Tutto e il contrario di tutto, ma lo fa con la presunzione di chi vuole diffondere il suo sapere, ignorando che rappresenta il nulla. Leo Longanesi diceva di Benedetto Croce che «non capisce nulla, ma lo fa con grande autorevolezza». Che direbbe oggi di un Grillo? Eppure è simpatica questa Italia che non ha miniere d’oro da sfruttare, ma dispone di personaggi che le miniere sanno trovarle senza doversi infilare nei pozzi: a Roma come a Milano, a Napoli come in quasi tutte le grandi città si tende al cambiamento non per scoprire nuove idee, ma per una logica piuttosto perversa che vorrebbe nobilitare lo scambio del voto avvolgendolo nell’esperienza.

Via il vecchio, avanti il nuovo: si esaurisce qui la sintesi del pensiero grillino, sulla quale si può anche trovare qualche assonanza, ma è ciò che serve? E’ questo il nodo centrale da sciogliere per rimettere in carreggiata il Paese? Se ne è fatto un gran parlare, si è usato questo tema in modo più o meno scoperto, per Grillo sembra addirittura fondamentale e lo condisce in ogni occasione con la violenza verbale del politico avventuroso e ignorante; si è scandagliata la democrazia battendo il tamburo delle primarie per dimostrare che si va realizzando l’innovazione, ma sono soltanto tentativi per ora utilizzati a scopo propagandistico; è spuntata sui ristretti spazi ritenuti liberi una sventagliata di nuovi partitini, ciascuno sperando di poter svolgere dopo le elezioni un ruolo di qualche importanza, come, appunto, chi scopre un filone della miniera aurifera.

Per quanto riguarda il Friuli penso si sappia che non c’è posto per le illusioni, per ciò non credo alle magie che il Grillo parlante spera attecchiscano.

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