LA LETTERA DEL GIORNO Costituzione: è necessario un adeguamento

E’ parecchio di moda, ultimamente, ma il malvezzo aveva imperversato anche prima, parlare di passaggio dalla prima, poi alla seconda, infine alla cosiddetta terza Repubblica per descrivere i passati e recenti avvenimenti politici e istituzionali, dal 1994 a tutt’oggi. Si può capire che la definizione possa fare comodo alla stampa e ai conduttori tv con psicologi e opinionisti al seguito, per marcare determinati accadimenti e semplificare al massimo senza dover dare troppe spiegazioni. Ma gli si fa troppo onore. In realtà, quando si può discorrere correttamente di passaggio da una repubblica all’altra? Quando cambia la Costituzione. Così come accadde nel 1958 in Francia, con il passaggio dalla quarta alla quinta costituzione repubblica, in vigore ancora oggi, che portò alla nascita di un sistema semi-presidenziale, o presidenziale atipico. Per quanto riguarda noialtri, siamo ancora dentro, e ci siamo ben dentro, nella Prima Repubblica: e difatti, riecco al governo, più bello che pria, il democristianume più deteriore. Pensare che la Prima repubblica è nata dall’unico – finora e per sempre – elemento di rottura mai verificatosi in Italia, e per questo del tutto eccezionale e irripetibile: la Costituzione della Repubblica Italiana. Godi, Italia, che se’ sì grande. Povero padre Dante: se avesse saputo!
Daniele Turco
Artegna
La risposta di Gervasutti.
Il lettore ha ragione: abusiamo troppo della definizione di Terza repubblica per raccontare le vicende italiane di questi ultimi anni e soprattutto di questi ultimi mesi. Ufficialmente non ci troviamo con una Magna charta sostitutiva nel tempo di quella che l’assemblea costituente ci diede a guerra finita; tuttavia molte cose accadute hanno più volte mostrato quanto necessario sia un adeguamento della Costituzione alla realtà di uno Stato come il nostro, che fa sempre più fatica a tenere il passo con l’evoluzione economica e sociale del mondo. In questo senso ha ragione il signor Turco quando afferma che siamo ancora dentro la prima repubblica, quella che si sarebbe conclusa con tanti politici e imprenditori in galera: bisognerebbe fare un po’ di conti con l’attualità per trarre un bilancio; comunque, ognuno ha una personale opinione sulle vicende passate e presenti, per cui mi limito a qualche considerazione su un “terreno neutro”. Nello spirito della Costituzione si affida ai partiti il potere di indirizzo politico generale, ma questo potere è stato - ed è - variamente interpretato e non sempre correttamente. Si sono moltiplicati i centri di potere che si collocano al di fuori sia dello Stato, sia degli apparati partitici e incidono pesantemente sull’azione di Governo; basti pensare alle associazioni di categoria, alle banche, ai sindacati. Con una simile frammentazione del potere, è più facile bloccare le iniziative altrui che attuare le proprie. E’ da questa confusa situazione che nascono reazioni più o meno pericolose, alle quali la politica non è stata in grado finora di porre un argine sicuro. Infine, caro signor Turco, visto che la minestra è sempre quella, non è molto importante che ci si trovi nella seconda o nella terza repubblica, ciò che conta è che lo Stato si meriti la nostra fiducia, fornendoci almeno una minestra ben riscaldata.
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