La legge sulle unioni civili non basta, Serracchiani dice sì ai matrimoni gay

La numero 2 dem: so di avere una visione più hard di quella del ddl Cirinnà che comunque sosterrò. Contestati gli attacchi del centrodestra sulla Buona scuola. Immigrati: negli hub un posto di polizia
FOTO MISSINATO - CONVEGNO SERRACCHIANI
FOTO MISSINATO - CONVEGNO SERRACCHIANI

PORDENONE. «La mia visione è molto più “hard” di quella contenuta nella proposta di legge Cirinnà. Io vorrei il matrimonio tra persone dello stesso sesso già domani, ma quando quel testo di legge diventerà quello del mio partito lo difenderò fino alla fine».

Perché «dopo una discussione, anche aspra, bisogna decidere e portare avanti quella scelta». Lo dice apertamente Debora Serracchiani, lo dice al pubblico del Pd, sparuto, che ieri sera l’ha accolta alla festa dell’Unità di Pordenone.

Lo dice nel dibattito sul tema delle Unioni civili alla quale hanno preso parte la responsabile nazionale a welfare e terzo settore del partito, Micaela Campana, e la segretaria regionale Antonella Grim.

E’ Campana a ricordare come la proposta di legge, aperta al confronto con tutti i partiti – «perché non è una legge che riguarda una parte degli italiani bensì tutti gli italiani» – vada approvata prima della legge di bilancio.

L’obiettivo è essere al passo con l’Europa con una legge «avanzata» che non contempla tuttavia i matrimoni e che, in caso di adozioni, consente solo quelle “speciali” ovvero dei minori figli naturali di uno dei componenti della coppia omosessuale (step child adoption), «per dare al bambino un percorso di continuità affettiva».

Sul fronte matrimonio «credo che il segretario non potrà non prevedere i matrimoni nel prossimo programma – aggiunge l’onorevole Campana –, in quanto l’orizzonte non può non essere quella della parificazione dei diritti».

La segretaria Antonella Grim sottolinea come la legge sulle unioni civili«ci renderà più europei, anche se ci dimentichiamo spesso di essere europei. Purtroppo il centrodestra sta facendo attacchi beceri sui percorsi di pari opportunità nelle scuole (ndr leggasi polemica sulla teoria gender) e questo per boicottare la legge sulle unioni civili.

Non possiamo ignorare che questo tema va a toccare aspetti molto sensibili e convinzioni personali, ma proprio per questo abbiamo la responsabilità di tenere unita la comunità, di accompagnare le persone in un percorso che porti a un piccolo strappo di civiltà».

Anche Campana torna sulle polemiche relative alla teoria gender. «Non esiste alcuna teoria gender – ha ribadito la responsabile del Pd –, quello che abbiamo fatto è stato inserire una bellissima frase nella legge sulla buona scuola, una frase che invoca “il rispetto delle differenze”.

La stessa che sarà ripresa nella riforma del terzo settore che presenteremo a breve e che il Paese attende da vent’anni. Purtroppo ci sono forze politiche che fanno leva sulle paure delle persone e sono le stesse che fanno propaganda sui migranti.

Le stesse che dicono che dobbiamo aiutarli a casa loro e poi votano contro i fondi destinati alla cooperazione sociale».

Debora Serracchiani rivendica l’impegno sul fronte dell’immigrazione sia a livello nazionale che regionale. «Questa emergenza costringe l’Europa a fare un salto di qualità, la costringe a essere Europa. L’Italia ha aperto le porte ai migranti, quando la Germania si voltava dall’altra parte e non ho paura di essere definita cinica se dico che probabilmente la Germania si è accorta di quel che avveniva perché si è creata la rotta balcanica.

Prima, quando le persone morivano in mare, abbiamo operato da soli». Quanto al Friuli Venezia Giulia, nel ricordare il buon lavoro dell’assessore Gianni Torrenti, la presidente non perde occasione per dire che «Noi siamo tra le poche regioni che hanno creato un coordinamento con prefetture e sindaci per cui da noi non succede che un sindaco improvvisamente, come accade in Veneto, si trovi da solo a dover gestire gli arrivi. L’accoglienza diffusa funziona».

E se Micaela Campana ricorda che il Friuli Venezia Giulia si è fatta carico di numeri maggiori rispetto a quelli che le spetterebbero e che ha il merito, contrariamente a quanto avviene in Veneto e Lombardia, di garantire i controlli sanitari «che mettono in sicurezza anche i cittadini della regione», Serracchiani anticipa che i nuovi hub «avranno sia l’ambulatorio medico che il posto di polizia. Per accelerare subito il processo di identificazione».

La paura dei cittadini? «C’è, ed è paura del diverso che va affrontata. Non dimentichiamoci che l’Europa ha un problema demografico e non può prescindere dai migranti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:diritti civili

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto