La Lega caccia Mara Piccin: addio gruppo regionale

La scelta del direttivo per i rimborsi illegittimi attende l’ok - scontato - da Milano. Senza più il numero minimo di 3 consiglieri, il partito rischia di confluire nel Misto

UDINE. Il direttivo regionale della Lega nord ha deciso di avviare la procedura di espulsione della consigliere regionale Mara Piccin che continua ad occupare il ruolo di capogruppo del partito a Trieste, nonostante la sospensione decisa lo scorso agosto per il suo coinvolgimento nell’inchiesta sui rimborsi illegittimi.

La decisione è stata presa dopo che il commissario del Carroccio, Giampaolo Dozzo, ha riferito al direttivo la linea dura intrapresa dal segretario federale Matteo Salvini e che prevede la defenestrazione dal partito di tutti gli indagati.

Il regolamento della Lega prevede che la decisione finale spetti al Comitato disciplinare e di garanzia del partito a livello nazionale, dove siede lo stesso Salvini, per cui il destino della Piccin sembra ormai segnato.

Difficilmente Piccin rassegnerà le dimissioni da consigliere regionale e quindi con l’abbandono della Lega trascinerà con sè anche gli altri consiglieri regionali del Carroccio - Claudio Violino e Barbara Zilli - nel gruppo Misto dove già siedono Giovanni Barillari (uscito dall’Udc) e Renzo Tondo che a questo punto diventa più nutrito di Autonomia responsabile.

Il regolamento del Consiglio, infatti, non prevede alcuna deroga al numero minimo di 3 consiglieri per formare un gruppo autonomo.

L’espulsione dal partito, inoltre, non è il solo problema che dovrà affrontare nelle prossime settimane l’esponente leghista. Piccin è l’unico politico del Carroccio in Regione ancora in carica e per il quale il sostituto procuratore di Trieste, Federico Frezza, ha richiesto il rinvio a giudizio per i rimborsi illegittimi della passata legislatura.

Alla leghista pordenonese, che è anche consigliere comunale nel capoluogo della Destra Tagliamento, si contesta l’incasso di rimborsi per 48 mila 276 euro, di cui 45 mila senza esibire ricevute o scontrini, e secondo le ricostruzioni della Procura utilizzati per svariate attività tra cui, soprattutto, il saldo di soggiorni – dal Lago di Como ad Abano Terme – effettuati assieme al compagno Paolo Iuri.

Lo scorso 15 luglio il Gup del tribunale di Trieste, Raffaele Morvay, ha rinviato al 23 settembre – con i dibattimenti che si terranno tra ottobre e novembre - l’udienza preliminare in cui verranno esaminati i casi di tutti e 22 gli indagati e tra i quali ci sono sei esponenti padani: Federico Razzini, Enore Picco, Ugo De Mattia, Danilo Narduzzi, Edouard Ballaman e, come accennato, Piccin oltre allo stesso Iuri chiamato a rispondere per la consulenza da 5 mila euro pagatagli dall’ex gruppo della Lega.

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