«La fondazione Vajont collezionista di errori»
ERTO E CASSO. Archiviate le cerimonie per l’anniversario della tragedia, la fondazione Vajont torna nel mirino delle opposizioni. A tenere banco è ancora il corso per gli informatori della memoria, cioè le persone che, dopo la formazione, ricevono una sorta di patentino per accompagnare i turisti nei luoghi della tragedia di 56 anni fa. «Ovviamente a pagamento, ma senza che queste risorse abbiano un ritorno tangibile per l’area della diga e della frana – ha detto il consigliere comunale di Erto e Casso, David Pezzin –. Anzi. La fondazione non ha ancora consegnato ai partecipanti delle lezioni tenutesi nel 2018 la dispensa, venduta a 80 euro a copia. Perché questi soldi non vengono, ad esempio, investiti nella messa in sicurezza del sito dove sorgono gli impianti idroelettrici? Esistono progetti per incrementare la tutela dei visitatori e per realizzare alcuni belvedere sull’orrido del torrente che potrebbero essere co-finanziati».
Pezzin è tornato anche sulla serata informativa, annullata per due volte consecutive quando in sala c’erano già varie persone. «Il direttore non si ricordava neppure di aver convocato la riunione e lo dimostra il fatto che è stato il Parco, gestore dell’aula conferenze, a telefonargli per chiedere spiegazioni sul da farsi – ha concluso l’esponente della Val Vajont –. In queste ore di commemorazione ci si stupisce dell’informazione nazionale che ancora evoca il “crollo della diga”. Ma che dire della fondazione, che pochi giorni fa ha scritto un comunicato sui 50 anni dal disastro? Mi risulta che dal 1963 di anni ne siano trascorsi sei in più. Ciò dimostra la disorganizzazione dello staff e la necessità di un cambiamento nella attuale dirigenza». —
F.Fi.
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