La Finanza rottama la Ferrari taroccata

Bella e impossibile, da possedere. Non solo perché costa 35 milioni di euro – questo il valore a cui è stata acquistato di recente uno dei pochi esemplari sul mercato –, ma anche perché perfino la sua imitazione è proibita. E così la Ferrari Gto 250 più famosa di Pordenone, o meglio il suo clone, non c’è più. Era stata confiscata all’imprenditore Mario Ruoso e dopo l’accusa di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, dalla quale Ruoso è stato assolto, la finta Ferrari è stata ridotta a un cubo di lamiere. Un peccato per la vista e in fondo anche per il portafogli. Perché seppur lontanissima – soprattutto per il motore visto che la macchina in realtà era una Nissan – dall’originale, l’auto aveva comunque un valore commerciale di 41 mila euro.
Dal salone del garage Venezia, tuttavia, non era mai uscita perché la Guardia di Finanza la sequestrò quasi subito proprio con l’accusa di contraffazione (era il 2008). A quel punto il cavaliere aveva dovuto affrontare il processo che si era concluso con l’assoluzione per i reati penali ma anche con un verdetto impietoso per la vettura: la Ferrari con il telaio della macchina giapponese avrebbe dovuto essere distrutta.
E così, su disposizione della guardia di Finanza, ci ha pensato Cocozza, specialista nelle demolizioni, a schiacciare il sogno rosso e trasformarlo in un cubo di rottami. Alla fine della procedura di demolizione, a ricordare la carrozzeria è rimasto solamente il cavallino rampante.
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